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Presidenziali USA: democratici vs repubblicani, la lotta si inasprisce

Più la campagna elettorale per la presidenza USA va avanti, più le discussioni fra il partito democratico e quello repubblicano si accendono. Ad inasprire le opinioni sono i grandi temi che stanno guidando la campagna da entrambi i partiti: ripresa dell’economia, diritti civili, sanità ed emergenza climatica.
La scorsa settimana Scott Walker, governatore repubblicano del Wisconsin, ha firmato una legge che impedisce l’aborto successivo alle venti settimane di gravidanza, salvo pericolo di vita per la madre. La legge è il risultato della legislatura repubblicana dello Stato e non fa eccezione per le anomalie del feto o per le vittime di stupro ed incesto. A denunciare l’assurdità della legge è Hillary Clinton, che affianca al nome del governatore quelli di Bush, Rubio, Paul, Cruz, Graham, Jindal e Santorum, tutti i candidati repubblicani che supportano le leggi anti-aborto; per non parlare – scrive lo staff della Clinton in un’e-mail rivolta agli elettori – di Rick Perry, che addirittura ha appoggiato una legislazione che impedirebbe anche le più comuni forme di contraccezione.


Altro punto spinoso è quello dei cambiamenti climatici, che i repubblicani continuano a negare adducendo spiegazioni tutt’altro che scientifiche. Purtroppo indimenticabile l’imbarazzante sceneggiata del senatore Jim Inhofe, che a marzo aveva voluto fronteggiare “l’isteria del surriscaldamento globale” portando davanti al Senato una palla di neve raccolta proprio a Washington. E questo basti a spiegare che di freddo ce n’è abbastanza.
Su toni decisamente più seri Hillary Clinton ha fatto della questione un punto fondamentale della propria campagna elettorale. Risale a pochi giorni fa un video che esorta la popolazione a rendersi conto del problema concreto che i cambiamenti climatici rappresentano.


La proposta comprende una serie di incentivi per l’espansione dello sviluppo dell’energia solare ed eolica, nonché altre risorse prive di carbonio che consentano all’America di produrre un terzo dell’energia attualmente necessaria per il Paese; un numero sufficiente – si legge – a coprire i bisogni di ogni abitazione degli Stati Uniti. I progetti comprendono il lungo termine di dieci anni di attività, ma per la fine del primo possibile mandato presidenziale, Hillary prevede l’installazione di almeno mezzo miliardo di pannelli solari in tutto il territorio. Non solo, dunque, un programma che pensa al futuro, ma che guarda anche al presente, alla creazione di nuovi posti di lavoro e alle possibilità di movimento di capitale negli investimenti per le energie rinnovabili. Attualmente la percentuale delle risorse rinnovabili è bassa, appena il 13%, contro la quasi totale predominanza del gas naturale, petrolio ed energia nucleare. C’è perciò largo spazio per le energie rinnovabili e la Clinton intende marciare su questo terreno con grande forza. Manca tuttavia un accenno - per quanto l’idea sia invece prevedibile - di una possibile tassa o una qualche altra forma di pagamento sulle emissioni di carbonio.


Altra nota dolente sono i commenti razzisti di Donald Trump, ormai nel pieno della propria – seppur assurda – corsa presidenziale. Alla fine di giugno aveva infatti tristemente commentato la questione dell’immigrazione latina durante un discorso tenuto alla presenza del National Council of La Raza, la maggiore organizzazione per i diritti civili degli ispanici negli Stati Uniti. Più che attenersi ai fatti, Donald Trump si è scagliato contro gli immigrati messicani, definendoli criminali e stupratori. Davanti a queste parole si è sollevato non solo l’orgoglio latino ma anche il buonsenso americano. I commenti, oltraggiosi di per sé, sono ancor più gravi se provenienti dalla bocca di uno dei maggiori candidati per la presidenza USA. Forse Donald Trump dovrebbe prima riflettere su quelli che sono i principi di libertà e rispetto che fondano la nazione della quale si vuole mettere alla guida. E non solo: dovrebbe anche riflettere sul ruolo fondamentale che l’ormai enorme fetta di popolazione latina gioca nell’economia degli Stati Uniti.


Insomma, la popolazione repubblicana resiste e promette il proprio voto, ma i volti dei candidati di destra continuano a rendersi protagonisti di gaffe incredibili, nonché di assurde esternazioni. Al momento sembra che a guidare la corsa alla presidenza sia il partito democratico con Hillary Clinton. Che il buonsenso e diritti civili finalmente abbiano la meglio?


(2 agosto 2015)



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