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Presidenziali USA, primo dibattito repubblicano: domina Donald Trump

Si è concluso il primo dibattito tra i dieci candidati repubblicani in corsa per la Casa Bianca e il risultato non fa altro che aumentare le speranze dei democratici. In un confronto che all'occhio europeo sembra quasi più un gioco televisivo che un momento di alta politica – o forse in questo caso le faccende si equivalgono – i candidati hanno dovuto finalmente rispondere a domande dirette che interessano gli elettori.


Dal dibattito sembra esserne uscito vincitore Donald Trump, mettendo a tacere tutti coloro che pensavano alla sua candidatura come ad un simpatico scherzo. C'è chi poi conferma l'elemento goliardico di una sua candidatura ma, purtroppo, è tutto vero. Se la speranza di alcuni era che in qualche modo regolasse i propri toni su un livello più "presidenziale", Donald Trump ha fatto tutt'altro, occasionalmente scagliandosi contro i giornalisti e gli “stupidi politici” che poco sopporta.


Dopo le affermazioni infelici circa gli immigrati messicani, da lui definiti stupratori e trafficanti di droga, era d'obbligo la domanda sul l'immigrazione. E Donald Trump ha proprio confermato di averne fatto una questione di razza. La sincerità prima di tutto. Davanti a tanta confusione nemmeno Jeb Bush – altro candidato repubblicano –
è stato in grado di rispondere con un vivo "sì" alla provocatoria domanda su quanto considerasse Trump un clown. Ha preferito piuttosto riassumere qualcosa sul proprio lavoro nell'economia della Florida ed affermare quanto il suo sia un messaggio ottimistico e pieno di speranza. Uno scivolone anche durante una domanda sulla guerra in Iraq, questione che Bush ha voluto evitare spostandosi piuttosto su una critica alla politica estera di Obama.


Ne esce con un risultato più positivo il più giovane candidato in campo. Marco Rubio potrebbe essere il candidato repubblicano con il maggiore potenziale, fatto che ha parzialmente dimostrato durante il dibattito, ma la difficoltà sarà proprio convincere l'America che sia pronto per la Casa Bianca. A lui vanno i maggiori applausi della serata per una frase che potrebbe far divertire solo un gruppo di repubblicani al bar. “Dio ha fornito dei candidati ottimi al partito repubblicano” – afferma – “i democratici invece non ne riescono a trovare nemmeno uno”. Un momento di imbarazzo per Rubio quando gli viene domandato come mai nel 2013 avesse appoggiato una legge che prevedeva un'eccezione sul divieto di aborto nei casi di stupro ed incesto. Fatto che il buonsenso suggerirebbe non essere affatto strano, se non che la nuova linea repubblicana prevede un "no" su tutti i fronti dell'aborto.


Poco presente Scott Walker, se non per una domanda sulla propria posizione nei confronti di Dio, in risposta alla quale ha affermato che è "solamente grazie al sangue di Cristo che è stato salvato dal peccato". Che all'America piacciano i devoti è vero, ma questa frase è forse stata un po' troppo copiata dal catechismo. Altrettanto si può dire per John Kasich, che ha più volte citato la Bibbia in risposta a questioni circa i diritti LGBT e l'espansione del programma Medicaid sotto l'assicurazione sanitaria dell'Obamacare. Poco incisivi anche Ted Cruz e Ben Carson, il quale ha, tra le altre opportunità, perso quella di avvicinarsi ad una posizione più democratica grazie ad una domanda sulla questione del razzismo in America. Si fa invece notare Rand Paul, che si presenta, secondo le sue parole, come "un nuovo tipo di repubblicano", tanto da portare come motivo trainante della propria politica un certo equilibrio tra l'emergenza della sicurezza nazionale e la libertà individuale. Un vero peccato che gli elettori conservatori non stiano cercando un nuovo repubblicano ma anzi, pare, il contrario. Chris Christie e Mike Huckabee trovano le proprie posizioni della mischia di un generico sentimento repubblicano che però si lascia poco notare nel dibattito.


Insomma, uno show e un dibattito politico insieme che non rendono chiaro chi sarà il vero leader in corsa per la Casa Bianca. Una cosa però è certa: lo sguardo al futuro sembra essere stato assente dal dibattito di ieri. Ora toccherà ai democratici e a Hillary Clinton dimostrarsi all'altezza del cambiamento di cui gli Stati Uniti hanno bisogno. La battaglia, come Hillary strategicamente ricorda proprio durante il dibattito repubblicano, riguarda un aumento generale degli stipendi perché, ricordano dal team democratico, l'America va avanti solo se le famiglie vanno avanti; riforma dell'immigrazione, anche per consentire il diritto di voto a tutta quella fetta di popolazione che compone e muove gli Stati Uniti ma della quale i repubblicani sembrano avere paura; diritti civili per l'uguaglianza LGBT; riforma della giustizia penale; ultimo, non certo per importanza, diritti delle donne.


(8 agosto 2015)



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