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Unione Europea: meeting sull’emergenza immigrazione

La crescente crisi migratoria ha costretto l’Unione Europea a richiedere un Consiglio d’emergenza per affrontare la questione immigrazione. I ministri dell’Interno dei ventotto Paesi membri si riuniranno in un meeting straordinario il 14 settembre, annuncia la presidenza dell’Unione Europea.



La richiesta nasce a seguito dell’ennesima settimana di crisi: centinaia di migranti sono annegati nel Mediterraneo e altri settantuno hanno perso la vita in un camion che attraversava l’Austria. Il tir è stato ritrovato con i cadaveri abbandonati sull’autostrada che porta dall’Ungheria a Vienna, senza traccia del conducente. Probabilmente i rifugiati sono morti per asfissia prima ancora di entrare nel territorio austriaco. Sconvolti dall’agghiacciante notizia, i capi di Stato europei all’unanimità hanno colto l’avvenimento come un segnale per la richiesta di un’Europa più solidale perché i profughi possano essere trasferiti in sicurezza negli Stati membri. Un altro numero record di 107.500 migranti ha raggiunto i confini dell’Unione Europea solo nell’ultimo mese. Il conflitto siriano sembra essere il maggiore responsabile per la crescita esponenziale di questi numeri. Grecia, Italia ed Ungheria hanno però continuato ad affrontare le ondate migratorie non solo dalla Siria, ma anche dal resto del Medio Oriente e dall’Africa.


Nel meeting straordinario del prossimo mese i punti fondamentali che saranno toccati riguarderanno senz’altro la cooperazione interna, la questione del traffico illegale dei migranti e la politica per il rimpatrio. Germania, Francia e Gran Bretagna hanno addirittura suggerito la creazione di una lista di Paesi “sicuri” che permetterebbe il rimpatrio immediato di alcuni migranti. Dall’altro lato, il Segretario Generale Ban Ki-moon ha affermato la necessità di azioni di gran lunga più efficaci per evitare la morte dei rifugiati che fuggono verso l’Europa e ha richiesto una risposta politica collettiva e di cooperazione.
Certo è che i Paesi europei stanno affrontando con difficoltà l’emergenza immigrazione, specialmente per l’asilo dei migranti. La Germania prevede che il numero di rifugiati si quadruplicherà a 800.000 nel 2015. Alcuni governi poi hanno rifiutato di accogliere i rifugiati e sono piuttosto restii nei confronti delle proposte dell’Unione Europea di trovare un accordo per un progetto comune. Altri Stati stanno modificando le proprie politiche sull’asilo dei migranti e stanno aumentando la sicurezza sui confini a causa del crescere di sentimenti anti-migratori. Ad esempio, la Francia ha condannato l’Ungheria per aver programmato l’erezione di una recinzione di 175 chilometri lungo il confine con la Serbia. “L’Ungheria fa parte dell’Europa e l’Europa ha dei valori che non sono rispettati se costruiamo recinzioni che non useremmo nemmeno per gli animali”, ha detto in un’intervista Laurent Fabius, ministro degli Esteri francese. Fabius ha inoltre aggiunto che ritiene scandalosi certi atteggiamenti di alcuni Paesi membri dell’Unione, che specialmente nell’est dell’Europa non stanno rispettando gli accordi per la distribuzione sul territorio dei rifugiati. Renzi intanto preme perché venga creata una politica sull’asilo dei rifugiati che sia unica per tutta l’Unione Europea e non “tante politiche quanti sono i Paesi”, ha affermato.


L’Italia è fortemente sotto pressione come uno dei principali punti d’accesso all’Europa e i sentimenti popolari sono tutt’altro che rassicuranti. Negli ultimi anni è cresciuto esponenzialmente l’appoggio nei confronti delle politiche leghiste, anche dalle regioni del Sud Italia che evidentemente hanno dimenticato quanto si dicesse di loro prima dell’aumentare delle ondate migratorie. Su Facebook si legge con amara ironia che più che mare nostrum si dovrebbe parlare di mare mostrum, dati alcuni spiazzanti - e vergognosi - commenti che si leggono in rete.



Si dirà che non è nulla di più del solito e becero populismo in cui possono cadere solo gli allocchi. Ma purtroppo bisognerebbe guardare alla realtà dei fatti ed ammettere che la nostra tanto cara Italia cede davanti alla facilità dell’accusa. Che sia solo più semplice puntare il dito contro l’altro che non si conosce ed incolparlo dei mali di un Paese - o di un mondo intero - senza approfondire le ragioni della loro alterità?


(31 agosto 2015)



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