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Amarcord, quando il cinema mostra sprazzi di eternità

Amarcord è una paroletta bizzarra, un carillon, una capriola fonetica, un suono cabalistico, la marca di un aperitivo… Se si uniscono amare, core, ricordare e amaro, ecco che si arriva ad Amarcord: così il grande Federico Fellini definiva la sua diciassettesima fatica cinematografica, che lo ha portato a vincere nel ‘75 l’Oscar come miglior film straniero e una moltitudine di premi tra cui due David di Donatello, quattro Nastri d’Argento e un Globo d’Oro.


Sfidando l’eptacaidecafobia, Amarcord, uscito nelle sale il 13 dicembre 1973, guardate un po’ come al regista riminese piacesse competere con ogni superstizione, è senza dubbio il film più autobiografico di Fellini e anche quello più popolare. Così, a distanza di quasi 40 anni, il Festival del Cinema di Venezia ha reso omaggio al più grande cineasta di tutti i tempi, quello che ce l’ha fatta a diventare un aggettivo, che ha saputo mirabilmente puntare sul giocattolo che amava di più: il cinema. Ieri, infatti, alle ore 16.45, in Sala Volpi, è stato presentato il restauro di Amarcord, realizzato dalla Cineteca di Bologna e dal laboratorio L’Immagine Ritrovata, con il contributo del Comune di Rimini, la collaborazione di Cristaldi Film e Warner Bros.


Il lungometraggio, selezionato tra i 100 film italiani da salvare, è stato preceduto da Amarcord Fellini, un assemblaggio di otto minuti di materiali inediti e provini montati da Giuseppe Tornatore, che ha raccontato: “Ricordo esattamente quando uscì Amarcord, avevo 17 anni. Allora i film arrivavano in provincia, dove abitavo, dieci mesi o persino un anno dopo la città, ma per quello di Fellini presi la corriera e comprai il biglietto al cinema Fiamma di Palermo. Volevo vederlo in prima visione. Fu un’esperienza indimenticabile, avevo già deciso di diventare regista, anche se non sapevo se ci sarei riuscito. La visione di Amarcord mi diede l’energia e la forza per provarci”. È stato lo stesso regista siciliano ad introdurre la proiezione, assieme a Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna, Zeudi Araya della Cristaldi Film e Bruno Zanin, attore allora sconosciuto, che Federico Fellini scelse per il ruolo di Titta.


Sempre ieri alle 21, al “Cinema nel Giardino”, Tornatore ha incontrato il pubblico prima della seconda proiezione di Amarcord, del quale ci sarà una replica questa sera alle ore 22, in Sala Darsena. Il restauro rivivrà anche nelle sale italiane, sempre accompagnato dal montaggio di Tornatore Amarcord Fellini, a partire da lunedì 14 settembre. Un appuntamento assolutamente da non perdere per chi ha sempre amato il regista sospeso tra sogno e infanzia, ricordo e nostalgia, realtà e poesia e un’occasione da non sciupare per coloro che non hanno conosciuto quella Rimini, ricostruita meravigliosamente negli studi di Cinecittà, brulicante di personaggi quali La Gradisca, lo zio matto Teo e la giunonica tabaccaia, solo per citarne alcuni; figure che non riusciranno più a dimenticare e che probabilmente riconosceranno negli abitanti del loro stesso paese, perché il cinema, quello a cui artisticamente Fellini, maestro inconsapevole, ha dedicato una vita, non dimostra, ma mostra… sprazzi di eternità.


(6 settembre 2015)



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