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Casamonica da Vespa, un’offerta che (non) si poteva rifiutare

Non mi è mai piaciuto parlare di fatti così a “botta” calda, sono troppi i mal di pancia mediatici della prim’ora che non aiutano il lettore a considerare ciò che è accaduto in modo razionale.
Ovviamente mi riferisco al “pasticcio Casamonica”, funerale non autorizzato ma svoltosi regolarmente per le vie di Roma e, ultima in ordine di apparizione, la presenza dei famigliari dell’estinto nel salotto buono di bruno Vespa.


Da più parti ho letto che, accomodandosi a Porta a Porta figlia e nipote del capostipite del clan sinti romano, sono state scritte le pagine più vergognose per il servizio radiotelevisivo pubblico del nostro Paese, degna conclusione di una poco edificante vicenda iniziata il 20 agosto scorso col funerale show del boss Vittorio.
Spettacolo sconcertante quella funzione religiosa sulle note del Padrino quanto quello del Bruno nazionale in onda su Raiuno, quest’ultimo peraltro grazie ai quattrini dei contribuenti (cioè nostri); ma tant’è che un “king” share al 14,54%, ovvero 1.340.000 italiani incollati al piccolo schermo, ha sbaragliato la concorrenza.


The show must go on, cantavano i Queen nell’ultima traccia dell’album Innuendo del 1991, ma qui non siamo in quel di Sua Maestà Britannica e non è detto che stavolta “lo show deve per forza continuare”. Sarà una brutta gatta da pelare per il nuovo Cda di viale Mazzini, Maggioni e Campo Dall’Orto dovranno far veder di che stoffa è fatto il loro curriculum di ottimi professionisti; un battesimo di fuoco, anche se c’è il rischio che, come in passato, non sia dato sapere quale sarà (se mai ci sarà) qualche azione “disciplinare” diretta ai responsabili della messa in onda dell’intervista alla famiglia Casamonica.
Funerale show Casamonica, il dentista Walter J. Palmer col leone dello Zimbabwe cacciato per gioco e vanità, infine lo sgambetto di Petra Laszlo ad un migrante con in braccio un bambino alla frontiera serbo-ungherese così da render più “vera” la drammaticità dell’evento sono facce della stessa medaglia del bisogno di qualcuno (cerebralmente malato) di notorietà.


Il corso della storia forse bollerà queste come istantanee di tempi bui e semmai nemmeno un epitaffio verrà versato a riguardo, ma tant’è che queste “disgrazie” sono parte del nostro quotidiano, al pari della standardizzazione mediatica riferita ai morti nel mediterraneo, che sta diventando mese dopo mese una normalità, tragica e per ora irrisolta, ma sempre normalità, un’abitudine.
Ci stiamo abituando alle catastrofi, alle guerre e non siamo più capaci di interrompere questo torpore, forse anche per questo è stata accettata da mamma Rai l’intervista ai Casamonica, un’offerta, a parer mio, che si poteva (e si doveva) rifiutare.


(11 settembre 2015)



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