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È la Germania che tradisce l’Europa?

Riuscire a districarsi nel rapido e repentino cambio di eventi che sta interessando l’Europa è cosa non facile. La domanda fondamentale, dopo la forzata unificazione monetaria e le masse di immigrati che cambieranno la pelle del vecchio continente, è la seguente: era questo l’ideale europeo che si voleva raggiungere? Era questo il punto di arrivo dell’Europa unita?


La frase detta dal presidente della Camera Boldrini (“bisogna diventare degli Stati Uniti Europei”) lascia intendere che il progetto europeo doveva essere, anche se con un percorso non lineare, assai simile a quello americano.
Vediamo alcuni punti salienti di questo processo. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti posero come conditio sine qua non per l’aiuto agli Stati europei, usciti stremati dal secondo conflitto mondiale, la cessione della propria sovranità. Tra gli artefici della nascita del progetto europeo spiccano due nomi: Jean Monnet e Robert Schuman, che furono i maggiori protagonisti dell’unificazione del mercato delle materie prime (carbone ed acciaio). Francia e Germania non avrebbero più avuto singolarmente la possibilità dell’egemonia energetica e di conseguenza la possibilità di scatenare una nuova guerra mondiale. I trattati commerciali europei si affermarono con il Trattato di Roma che sanciva la nascita della CEE nel 1957. Trent’anni dopo prenderà corpo l’Euro legando indissolubilmente gli Stati europei ad un unico cambio, a dei parametri standard da rispettare, ad una moneta debitoria che negli intenti avrebbe dovuto sconfiggere l’inflazione, argomento economico che favorì l’ascesa di Hitler al potere, è anche per questo che la Germania chiede sempre il massimo rispetto del rapporto debito/PIL.


Tuttavia non si può dire che il progetto europeo sia riuscito, anzi non è azzardato dire che è totalmente fallito. È fallito perché è (e sta diventando sempre più) il giogo che la Germania vuole imporre agli altri Paesi. Utilizzando l’Euro, i tedeschi hanno distrutto la manifattura degli altri Stati, in primis quella italiana che non ha avuto più la possibilità di svalutarsi e, non avendo aziende internazionali robuste, è andata incontro ad una crisi senza precedenti. La Germania ha indebolito notevolmente il tessuto industriale francese; ha umiliato la Grecia, ponendola sull’altare del sacrificio. Vorrei sapere se la signora Merkel non si sente un po’ responsabile di più di 10.000 suicidi di greci per un mancato prestito di qualche miliardo di euro mentre ne erogherà sei in aiuto ai profughi siriani.


Perché la Germania ha tradito così questo ideale? Perché non ha creato un vero mercato del lavoro permeabile ai giovani disoccupati degli Stati europei? La Germania, dopo aver fatto pagare agli altri Stati la sua unificazione ricorrendo alle casse comuni europee, ora si dimostra per quello che è sempre stata: una nazione prevaricatrice che si è posta con la supremazia della forza alla guida degli Stati europei.


Ludovico Polastri
(9 settembre 2015)



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