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Hillary Clinton e il (non) scandalo delle e-mail private

La controversia nata dall'uso di un account e-mail personale da parte di Hillary Clinton durante gli anni in cui ha ricoperto la carica di Segretario di Stato USA, continua a far storcere il naso a molti americani. Chi per un verso, sostenendo l'infondatezza delle accuse, chi per l'altro, dichiarando la poca considerazione della Clinton nei confronti dei protocolli per la sicurezza nazionale.


La dichiarazione del nuovo candidato democratico per la presidenza USA è semplice ma d'impatto: l'utilizzo di un account personale è stata una scelta di convenienza. Più facile e rapido mantenere i contatti con la famiglia e gli amici durante un periodo così impegnativo della sua carriera. Questa sua scelta pare fosse ben nota all'interno del Dipartimento di Stato. A posteriori, ammette, sarebbe stato meglio mantenere due account separati, ma Hillary non avrebbe infranto nessuna legge, come al contrario i suoi oppositori sostengono. In breve, l'uso di account non governativi – i celebri .gov - era possibile durante il suo incarico. Nell'occhio del ciclone sono delle e-mail che sarebbero state successivamente marchiate come classified, ovvero come contenenti informazioni che non sarebbero dovute passare per i server non governativi. A seguito di un'analisi a campione su 55mila pagine di e-mail, l'Ispettorato Generale ha dichiarato che alcune di queste sarebbero dovute essere dichiarate come riservate. Tuttavia, lo State Department non è d'accordo con tale dichiarazione.


Se il detto popolare vuole che la verità stia nel mezzo, in questo caso la verità sembra propendere tutta sul lato della bilancia della Clinton. La ricezione e l'utilizzo di informazioni riservate seguono un protocollo strettissimo sia alla presenza del Segretario di Stato negli uffici, sia durante i viaggi di lavoro. Inoltre la procedura di conservazione di tali informazioni metterebbe al riparo Hillary da qualsiasi accusa di illegalità che alcuni giornali hanno portato avanti nei mesi passati. La Clinton non è coinvolta direttamente nelle indagini, lo sono altri tre precedenti Segretari di Stato ai quali lo State Department si è rivolto nel 2014 a seguito della scoperta di potenziali falle nel sistema di conservazione delle informazioni del dipartimento.


Quale sia allora la definizione di "scandalo" forse non è ben chiaro per alcuni giornali, ma il buonsenso suggerisce che questo non sia il caso.


(10 settembre 2015)



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