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I social network fanno male: allarme insonnia, ansia e depressione tra i più giovani

La rivoluzione digitale ha cambiato profondamente il nostro modo di comunicare. Se prima la tecnologia era un utilissimo mezzo a supporto della ricerca e delle attività più complesse da svolgere, oggi è la pretesa di una soluzione immediata ad ogni problema. Del resto l'accesso al web è garantito praticamente ovunque e basta soffermarsi a guardare le persone sulla metropolitana o sul bus per capire come internet sia diventato una costante della nostra esistenza, tanto che oramai il confine tra virtuale e reale è veramente flebile. Ciò è tanto vantaggioso quanto pericolosamente dannoso. Grazie al net, infatti, qualsiasi informazione o luogo è conoscibile e raggiungibile in ogni momento.


Tuttavia nel mondo digitale si nascondono molti pericoli, primi fra tutti quelli creati dalla stessa mente umana a causa dell'uso continuo dei social network. Studi clinici e psicologici hanno dimostrato che stare costantemente connessi è nocivo per il sistema nervoso, soprattutto se l'attività è espletata nelle ore notturne e da adolescenti.
A tal proposito, l’Università di Glasgow (Scozia) ha condotto una ricerca sul comportamento di 467 ragazzi abituali frequentatori delle piattaforme social tra gli 11 e i 17 anni, riscontrando che coloro che sono soliti navigare di notte soffrono di insonnia, ansia, e nei casi più gravi depressione. I risultati dello studio sono stati presentati in una conferenza sul tema a Londra. In questa sede, Heather Cleland Woods, autrice della ricerca, ha spiegato che l'ansia e la depressione, in particolare, sono la conseguenza del mancato riposo e che il fattore che spinge questi ragazzi a stare continuamente connessi è, fondamentalmente, la mancanza di autostima.




I social network trasmettono un forte senso di appartenenza ad una comunità e permettono una proiezione del proprio io secondo ciò che si vuole essere o far credere di essere, più che si è. Di conseguenza chi agisce dietro uno schermo si sente forte e protetto e la paura di essere tagliato fuori può scatenare una vera e propria patologia denominata, dal ricercatore Andrew K. Przybylski, FOMO (Fear Of Missing Out). 



Nei casi più estremi il disturbo può dare origine ad una vera fobia chiamata “nomofobia” (“no-mobile-phone phobia”) che consiste nella paura incontrollata di rimanere sconnessi. Questo disordine fa parte degli Internet Addiction Disorder (IAD) o dipendenze da internet, ed è dunque bene controllare le abitudini dei nostri ragazzi anche se ciò può sembrare noioso e può dare origine a dissapori: ne va della loro salute.


(15 settembre 2015)


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