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Il caffè modifica il ritmo biologico del sonno

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Dopo ogni pasto, si sa, c’è il caffè. E se dopo pranzo non c’è problema – anzi, evita il sopraggiungere di quel tipico abbiocco che ci coglie quando, pancia piena e il divano davanti, sentiamo le palpebre chiudersi come sotto l’effetto di un sonnifero – dopo cena potrebbero esserci degli effetti collaterali.


Chi è insonne come me lo sa: mai il caffè dopo cena o il nostro salotto – con annessi e connessi, TV o PC – ci dovrà fare compagnia fino all’alba. Certo, molto dipende dal fisico e dall’abitudine – conosco persone che potrebbero berne anche una bacinella, di caffè, che dormirebbero più profondamente del cuscino, eh! – tuttavia un nuovo studio dimostra come bere caffè provochi difficoltà nell’addormentarsi in quanto il nostro orologio biologico viene spostato – tramite un meccanismo che ricorda quello del fuso orario, per intenderci.


Un gruppo di ricercatori inglesi e americani – autori dello studio sopracitato – ha spiegato meglio questa faccenda. Dopo aver preso in esame cinque volontari – analizzati per oltre un mese e mezzo – li hanno ripetutamente sottoposti a condizioni di disturbo – sempre tre ore prima di andare a dormire – come bere caffè al buio, essere sottoposti a luci artificiali forti e bere caffè alla luce (quest’ultima altro non è che la combinazione delle prime due). È risaputo che l’arrivo del buio produce una risposta fisiologica al sonno – l’ormone melatonina – mentre la luce ritarda questo processo; il caffè agisce in modo peggiore di quello della luce, rimandando la produzione di melatonina di 40 minuti – la metà del tempo rispetto alla luce.


E questo accade perché il caffè blocca nelle cellule la ricezione di “adenosina” – la sostanza che, normalmente, concilia il sonno.
Be’ quindi… se volete dormire sereni, buio e camomilla.


(21 settembre 2015)


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