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Il Papa riforma le procedure sulla nullità dei matrimoni

Papa Francesco approva una riforma rivoluzionaria sulla nullità dei matrimoni, mirata a semplificarne e snellirne le procedure. Dopo circa tre secoli dall’ultima reale riforma, voluta da Benedetto XIV, Francesco prova a dare una risposta a tutti coloro che incappano nella burocrazia canonica per ottenere l’annullamento del proprio matrimonio.


La riforma
La richiesta di nullità può ora essere presentata al vescovo diocesano che, previo accertamento della verità dei fatti, può emettere direttamente la sentenza, recuperando così pienamente il proprio ruolo giurisdizionale. L’annullamento può essere ottenuto in caso di “ragioni evidenti” o di “mancanza di fede che può avere viziato il consenso dei coniugi”. Ciò velocizza di molto le cause perché non è più necessario ottenere una sentenza conforme da parte di due tribunali ecclesiastici come in passato. Bisogna soltanto presentare richiesta di nullità al vescovo che, anche nel caso in cui dovesse decidere di avviare un processo ordinario, ha l’obbligo di celebrarlo entro un anno dalla presentazione della richiesta. Inoltre, in caso di disaccordo, uno dei due coniugi può presentare richiesta di appello che, se basata su motivazioni infondate, non sarà presa in considerazione, sciogliendo definitivamente i coniugi dai vincoli matrimoniali e dando loro la possibilità di contrarre nuovamente matrimonio. Contro la sentenza del vescovo sarà possibile appellarsi presso l’arcivescovo metropolita più vicino oppure alla Rota Romana.



Focus sul problema
Il cattolicesimo prescrive il sacramento del matrimonio come legame eterno tra due persone che, una volta contratto, non può essere sciolto da alcuna creatura terrena. Tuttavia, la storia ci insegna che fu proprio il rifiuto da parte della Chiesa di concedere il divorzio al re d’Inghilterra Enrico VIII dalla moglie Caterina d’Aragona a determinare una frattura insanabile all’interno del mondo cristiano con la conseguente nascita della Chiesa anglicana che vede il re e non il Papa come difensore della fede.


La riforma di Papa Francesco è il frutto dell’attento studio che ha prodotto una Commissione di sei esperti di diritto canonico, riunita dallo stesso Pontefice nell’agosto del 2014 ed operativa a partire dal settembre successivo. Dunque, una riforma che introduce il divorzio all’interno della Chiesa cattolica? Assolutamente no. Si tratta soltanto della necessità di non potere più ignorare un problema dilagante nei nostri giorni, ovvero quello dei divorziati che, instaurando relazioni extra-coniugali a seguito della separazione civile, sono ritenuti adulteri dalla Chiesa ufficiale. È dal 2014 che il Papa ha cominciato a porre l’attenzione su questo problema, sostenendo, tra non poche critiche, che l’Eucaristia dovrebbe essere concessa a tutti in accordo con una visione fedele del Vangelo che vede Gesù “uomo tra gli uomini” e spesso accompagnato da peccatori di ogni sorta. Dunque, nel caso in cui il matrimonio venisse dichiarato nullo, il fedele avrebbe la possibilità di risposarsi e di contrarre una nuova unione, questa volta stabile e duratura, tornando a ricevere, allo stesso tempo, l’Eucaristia.


Anna Rita Santabarbara
(9 settembre 2015)


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