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La disumana "difesa" dell'Europa

L'emergenza immigrazione cresce e l'Europa sembra essere sempre più incapace di trovare una linea che presenti una soluzione ragionevole. Da qualche settimana a questa parte, alcuni Paesi, tra i quali spicca la Germania per la decisione di moltiplicare i numeri per l'accoglienza dei migranti, si sono mossi con comune sforzo per accogliere e gestire al meglio i migranti che nell'ultimo anno hanno attraversato il Mediterraneo in cerca di una nuova vita. Che queste decisioni arrivino troppo tardi è discutibile; che non siano decisioni risolutive è palese. O almeno sono decisioni abbastanza deboli da non essere sufficienti perché l'Europa dimostri di essere un'unione fondata su principi di accoglienza ben precisi. Le ultime notizie sono la triste testimonianza di un'Europa che desidera chiudersi in sé stessa.


La parte ovest dei Balcani ha rappresentato per lungo tempo un ingresso, seppur pericoloso, verso l'Europa. Negli ultimi mesi però parte di questa via è stata chiusa, altre parti sono state bloccate da recinzioni spinate e altre hanno visto l'aumentare dei controlli. Il risultato è stata la scelta dei migranti di percorrere vie ancor più pericolose, pur di fuggire dalla guerra e da una vita ancor meno dignitosa. Stessa mossa da parte della Grecia, che ha chiuso al flusso di migranti dalla Turchia, respingendoli verso la Bulgaria. In risposta la Bulgaria ha dato il via nel 2014 alla costruzione di una recinzione lungo il confine con la Turchia per rispondere ai flussi migratori respinti dalla Grecia. È vero che così facendo la Bulgaria ha ridotto a più della metà gli ingressi illegali nel Paese, ma ha costretto i migranti a scegliere delle pericolosissime strade d'accesso all'Europa via mare. L'Ungheria ha invece costruito una recinzione lungo tutto il confine con la Serbia, ma i migranti sembra riescano lo stesso ad attraversare il confine scavalcando o scavando al di sotto della recinzione. L'Ungheria ha dichiarato avrebbe adottato severe misure contro chiunque avesse attraversato il confine illegalmente, costringendo i migranti a rimanere in Serbia e creando così il problema immigrazione anche per la Croazia e la Slovenia nella via verso l'Austria.


Al momento l'Austria ha in programma di aumentare i controlli lungo i confini con l'Ungheria e secondo le leggi dell'Unione Europea tali misure potranno essere mantenute in atto per sei mesi. Il programma prevede l'uso di 2200 soldati che controllino il confine orientale. A due settimane dalla dichiarazione della cancelliera Angela Merkel per un'apertura dei confini dell'Europa, la Germania ha momentaneamente diminuito i treni in viaggio dall'Austria e ha dato il via a controlli a campione nelle auto.


Una grande indecisione sul da farsi dunque. Il risultato, spesso ignorato, rimane però la sofferenza dei migranti.


(17 settembre 2015)



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