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La situazione in Libia è sempre più complicata

La Libia è sempre più spaccata e lacerata da un conflitto che vede contrapposti non solamente i militari dell'esercito regolare libico contro le milizie dello Stato Islamico, ma fazioni della stessa società civile libica che si affrontano senza esclusione di colpi.
Il governo di Tripoli e quello di Tobruk, unico riconosciuto dalla comunità internazionale, hanno posizioni sempre più divergenti su quelle che sono le principali questioni da risolvere nel Paese, prima tra tutte il contrasto ai guerriglieri dell'ISIS, e molto difficilmente la mediazione delle Nazioni Unite riuscirà ad avvicinare le due parti tanto da arrivare ad un accordo.


Il 19 settembre il generale Haftar ha annunciato una nuova operazione contro gli islamisti che prevede nuovi raid aerei sulla città di Bengasi e una più stretta collaborazione tra forze di terra e aviazione; agli occhi della comunità internazionale questa campagna militare è sembrata un atto ostile ad ogni accordo che porterà nuove distruzioni e molti nuovi sfollati.
La popolazione libica è allo stremo e in molte zone mancano acqua potabile, luce elettrica, gas, cibo e medicinali; i volontari delle organizzazioni non governative stanno facendo del loro meglio per aiutare i più deboli ma molte parti del Paese sono irraggiungibili perché quasi totalmente sotto il controllo dell'ISIS.


Gli unici a trarre beneficio da questa situazione di caos sono i miliziani islamisti radicali che prendono sempre più piede, i signori della guerra senza scrupoli che fanno affari d'oro con il traffico di armi e i trafficanti di esseri umani che usano i porti libici come base per fare partire migliaia di profughi verso l'Europa su carrette del mare malsane e insicure.
Nella capitale Tripoli è sempre più forte la presenza delle milizie islamiste non solo dello Stato Islamico, ma anche della formazione Alba Libica; proprio alcuni appartenenti a quest'ultimo gruppo, il 17 settembre, hanno preso d'assalto con armi pesanti il Parlamento tripolino e hanno costretto con minacce i deputati a sospendere la riunione.


Un commando di uomini armati il 19 settembre ha attaccato la prigione che si trova nella località di Mitiga, non lontano dall'aeroporto di Tripoli con l'intento di liberare alcuni detenuti appartenenti alle milizie islamiste.
Nella capitale egiziana anche alcuni uomini molto influenti durante il lungo regime di Gheddafi stanno organizzando una loro forza paramilitare per approfittare della situazione e tornare in Libia alle loro vecchie posizioni di potere.
In un Paese sempre più lacerato dove regna il caos, gli islamisti ed i trafficanti senza scrupoli saranno gli unici che si arricchiranno senza sosta a scapito delle popolazione civile che non troverà altra alternativa che scappare.


(25 settembre 2015)



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