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L’arte contemporanea tra fascino e avversione per il passato: 10 artisti contemporanei si confrontano

Circa ottanta anni fa Walter Benjamin pronosticò la morte dell’arte nell’era della sua riproducibilità tecnica. Secondo questa teoria, la fotografia e il cinema avrebbero privato l’arte della sua autenticità rendendola così mero oggetto estetico senza alcun valore. Con una premessa di questo tipo il confronto tra l’arte contemporanea e quella del passato sembra essere addirittura privo di senso.


La domanda sorge spontanea: se il passato ci ha lasciato magnifiche opere e grandi nomi, cosa resterà nel futuro dell’arte del nostro tempo? È la domanda che si pone la mostra dal titolo provvisorio “I grandi dell’arte contemporanea a confronto con Michelangelo” prevista per il 14 giugno 2016 (fino al 8 gennaio 2017, ndr) alla galleria dell’Accademia di Firenze. Un grande evento che vedrà Marina Abramović, Cai Guo-Qiang, Maurizio Cattelan, Damien Hirst, Jeff Koons, Yayoi Kusama, Bruce Nauman, Richard Prince, Gerhard Richter e Cindy Sherman, i dieci maggiori artisti del contemporaneo, a diretto confronto con il David e i Prigioni di Michelangelo affiancati da opere di grandi artisti come Giotto, Taddeo Gaddi, Paolo Uccello, Botticelli, Ghirlandaio e Perugino.


È dalle Avanguardie in poi che l’arte ha voluto tracciare una cesura con il passato, accusandolo generalmente di accademismo, ma il fascino del confronto è sempre esistito perfino nello stesso momento della rottura. E insieme ad esso il peso di una grande eredità artistica e culturale che i grandi maestri ci hanno lasciato. Alcuni artisti presenti alla mostra hanno già affrontato tale confronto, basti pensare alla mostra di Jeff Koons a Versailles nel 2008 o a quella di Maurizio Cattelan a Palazzo Reale nel 2010, o ancora ai panni di protagonisti di opere antiche indossati da Cindy Sherman nei suoi lavori più recenti. Il passato è sempre lì alle porte, talvolta come ispirazione altre volte come avversario da superare.


Per i curatori della mostra, Fabio Cavallucci, direttore del Centro per l’arte contemporanea “Luigi Pecci” di Prato, e Angelo Tartuferi, direttore della Galleria dell’Accademia di Firenze, l’evento sarà l’occasione per dimostrare come l’arte non abbia affatto perso la sua aurea, ma che proprio grazie a certi supporti mediatici questa sia stata potenziata. Le opere in mostra non solo reggeranno il confronto con i grandi maestri del passato, ma aggiungeranno elementi di sorpresa, forniranno quello “sguardo altro” con il quale l’arte contemporanea guarda non solo il presente, ma anche il passato. Forse, dopo questa mostra, il David non sarà più lo stesso.


(8 settembre 2015)



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