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Le migrazioni come frutto delle guerre europee e americane

L’estate 2015 verrà ricordata come l’estate dei migranti, popolazioni che sfuggono dalla guerra nei loro Paesi per trovare riparo in Europa. Due sono state le fasi e due sono i versanti da analizzare: quello libico e quello siriano.


Il primo è figlio delle errate considerazioni politico-militari dell’ex presidente francese Sarkozy, che decise unilateralmente di attaccare la Libia trascinando Usa e Italia nel conflitto. L’ex Presidente nel 2011 si trovava in difficoltà politica al proprio interno; il suo partito e l’intera coalizione di centrodestra si erano viste raggiungere nei sondaggi dal Front National di Marine Le Pen, inoltre la Francia aveva perso l’egemonia economica raggiungendo solamente un 5,7% delle importazioni tecnologiche libiche. Sul fronte diplomatico la Libia di Gheddafi continuava, per giunta, nonostante gli avvertimenti, ad intervenire in chiave anti-francese nelle crisi centroafricane, dal Darfour al Niger, fino al Mali.


Il 19 marzo 2011, su richiesta pressante del presidente Sarkozy, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, con la risoluzione 1973, approvò la missione militare di supporto alle milizie ribelli libiche che stavano combattendo le truppe di Gheddafi, prodromica al vero e proprio intervento militare. Gli Stati Uniti avvallarono la cosa anche perché la Libia era da tempo considerato uno “Stato canaglia” e avrebbe fatto perdere consistenti commesse militari alla Russia (circa cinque miliardi di dollari). L’Italia fece la solita figuraccia accodandosi agli altri e mettendo in discussione tutti i contratti che l’ENI aveva firmato con Gheddafi. Le migrazioni dalla Libia sono frutto di queste scellerate decisioni europee che Gheddafi riusciva, nonostante tutto, a tenere a bada. Non solo. Prima dell’attacco furono finanziate le frange jihadiste libiche con l’intento di minare dall’interno la stabilità libica. Queste persone, finanziate da europei in primis e poi dall’America, sono gli scafisti che lucrano sulle vite dei migranti. 


Lo scenario si ripete anche in Siria, ma qui lo scacchiere ha altri protagonisti. La Siria è sempre stata un prezioso alleato della Russia, basti pensare che ospita a Tartus l’unica base navale russa nel mar Mediterraneo, inoltre il gasdotto “Arab Gas Pipeline” veniva rifornito dal gas siriano con contratti russi per un ammontare di venti miliardi di dollari. L’America, volendo indebolire questo vantaggio, aveva deciso da anni di finanziare gli jihadisti, compresi le milizie islamiche radicali (Isis), con l’obiettivo di rovesciare il regime di Assad; la Russia infatti non avrebbe tollerato un intervento militare diretto in questa zona. Il risultato è stato la totale destabilizzazione della zona che, unita a quella irachena dopo l’attacco alle torri gemelle, ha fatto di tutto il Medio Oriente un’autentica polveriera. Il frutto di questa politica lo si sta vedendo con le massicce migrazioni che attraversano i Balcani. Dunque nessuna dietrologia o mistificazione dietro questi esodi, ma solo l’incompetenza e l’approssimazione dell’Europa e dell’America. Sarà però solo la prima a pagare il conto e non certo chi sta dall’altra parte dell’oceano che, con la sua politica insensata, sta mettendo in pericolo tutti i fragili equilibri mondiali.


Ludovico Polastri
(6 settembre 2015)



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