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L'intesa impossibile tra i talebani e il governo afghano

Il nuovo capo dei talebani, mullah Akhtar Mansour, ha aperto al dialogo con il governo afghano a patto che venga immediatamente cessata ogni forma di collaborazione con i Paesi della coalizione internazionale attualmente presenti in Afghanistan anche nelle zone più remote. Per i talebani i Paesi occidentali sono e saranno sempre considerati invasori e nemici della religione islamica; per questo mal sopportano che il governo di Kabul accetti e riceva aiuti da popoli che loro considerano miscredenti.


Allo stato attuale delle cose il governo di Ashraf Ghani non può esaudire le richieste degli islamisti; dopo anni di guerra senza esclusione di colpi l'economia dell'Afghanistan è completamente distrutta e in molte zone mancano acqua potabile, energia elettrica e tutti i servizi di base, per non parlare della grande penuria di cibo e medicinali. Lo Stato afghano è totalmente dipendente dagli aiuti internazionali e dall'incessante lavoro dei volontari delle organizzazioni non governative; le zone di montagna più lontane dai villaggi più grandi possono essere raggiunte a fatica e dopo viaggi lunghi ed estenuanti perché con la guerra molte strade e ponti sono stati completamente distrutti.


Anni di aspri conflitti non hanno permesso all'economia afghana di svilupparsi in maniera uniforme e interi settori produttivi come l'agricoltura e la manifattura sono stati completamente abbandonati. L'economia sana, fatta dalle persone oneste, è rimasta schiacciata dai loschi traffici di signori della guerra senza scrupoli e coltivatori di papavero da oppio; molti tra i più poveri sono caduti nella trappola dei trafficanti di esseri umani.
In un Paese dove alle donne in molti casi viene ancora negato l'accesso ad un'istruzione di livello superiore e molte bambine vengono date in spose a uomini più grandi di loro per onorare accordi economici tra le famiglie, è evidente che gli aiuti internazionali sono più importanti che mai per un corretto sviluppo dell'economia e della società.


L'apertura di Mansour al dialogo è un passo importante verso una riconciliazione ma fino a quando tra le due parti non si instaurerà un vero dialogo, che possa coinvolgere tutti gli strati sociali e le etnie, l'Afghanistan non potrà mai avviare una sua ripresa economica e diventare un Paese moderno, capace di lasciarsi finalmente alle spalle un passato di guerra e odio.


(29 settembre 2015)



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