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Mostra del Cinema di Venezia 72: cosa resta dei film italiani?

Dopo le settimane di preparativi, le poste per immortalare o intervistare attori e divi del momento, gli elogi e le critiche, la corsa finale verso la cerimonia di premiazione della 72esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è quasi giunta al termine.


Il 12 settembre, infatti, si celebrerà la cerimonia di premiazione e c'è chi da giorni tira a lucido le famose statuette d'oro a forma di leone in vista del grande momento. Eppure “tanto rumore per nulla”, almeno per noi italiani, che dai quattro film in gara abbiamo ottenuto solo fischi e giudizi amari, come quel boccone che è difficile digerire per chi torna a casa sconfitto dai suoi stessi errori. Sì, perché questo festival, bisogna ammetterlo, è stato proprio un flop per gli autori nostrani.
Da L’attesa di Piero Messina, che ha avuto sì sette minuti di applausi grazie all'eccellente fotografia ma non ha convinto la stampa, annoiata da un incedere troppo lento, a A Bigger Splash di Luca Guadagnino che, nonostante un'affascinante Tilda Swinton ed un esilarante Ralph Fiennes, non ha conquistato apprezzamenti, sfiorando il lancio dei pomodori marci.


Che cosa resta, dunque, per ora, di questa kermesse patinata? Resta la delusione di chi non ha tirato a segno in casa propria. Resta l'emozione di una storia, quella di El Clan di Pablo Trapero, che narra le vicende di una famiglia argentina che affronta il processo di riorganizzazione nazionale del Paese tra malavita e istanze di umanità. Restano i chili di troppo di Johnny Deep. Resta la cruda realtà degli scenari raccontati da: Beasts of No Nation dello statunitense Cary Fukunaga, pellicola che narra la difficile condizione di un bambino africano costretto a convivere con violenza, abusi, droga e morte durante la guerra civile; Looking for Grace dell’australiana Sue Brooks, circa il tormento di una ragazza scappata di casa per amore, che viene sedotta, derubata e abbandonata dal suo stesso ragazzo e poi assiste impotente alla morte della mamma; Spotlight di Thomas McCarthy, che affronta il tema dell'abuso dei minori nella Chiesa attraverso le indagini tinte di giallo di un pool di grandi giornalisti dell'era 2.0, tra cui il Pulitzer Michael Rezendes.


Restano i party esclusivi e glam, come quello alla Tenda Biennale Beach dell’Excelsior o quello di Variety al Danieli, con ospiti internazionali quali Nastassja Kinski, Rupert Everett, Alfonso Cuaron che, nonostante l'omaggio di un menù ispirato allo spazio e a Guerre stellari (ricordando il suo ultimo capolavoro Gravity), non ha potuto presenziare a causa di un bagaglio smarrito all'aeroporto.



Restano i look hippie di Paz Vega, Diane Kruger ed Emily Watson, e quelli eleganti e chic della madrina Elisa Sednaoui e delle altre bellissime. Tra queste Hilary Rhoda, fine ed avantgard in un abito effetto rete color perla firmato KaufmanFranco, Dakota Johnson, minimal quasi a sembrare nuda con un vestito lungo lingerie di Prada, una delle novità più trendy del momento e Berenice Bejo, super glamour in una mise di alta sartoria Elie Saab dalle linee asimmetriche (vestito corto davanti e lungo dietro) tempestato di cristalli verde scuro. Resta un quesito ancora aperto: cosa riserverà il finale?


(10 settembre 2015)


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