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Scuola: un mondo che non cambia

Iniziative interessanti, sforzo d’innovazione e rivoluzione tecnologica da parte dei responsabili scolastici servono (e non poco) per la crescita culturale e formativa dei nostri ragazzi, peccato che dietro ciò non ci sia stata quasi mai un’approfondita riflessione; in sostanza non si propone e sviluppa ancora un modo di insegnamento al passo coi tempi, per cui anche il rapporto degli studenti con l’apprendistato latita.


È vero si cerca di passare dai vecchi cartacei alle cloud, nuvole virtuali ed archivi digitali usati in ambito didattico, ma si impone ancora la priorità su vecchie tematiche d’insegnamento; bisognerebbe invece riscoprire aspetti di quando la scuola rappresentava un pool di valori e sapere trasmissibile da una generazione all’altra. Le legittime domande dei ragazzi sul “nuovo” erano attualizzate tramite risposte adeguate da parte di docenti che, a differenza di oggi, tenevano in mano le classi grazie alla propria personale passione educativa e pedagogica, un abisso rispetto alla quotidianità dei nostri tempi.
Fortunatamente non sono più i tempi in cui la scuola era vissuta solo come un qualcosa di temuto in quanto fucina di sapere arrogante, un prepotente insegnamento unidirezionale a volte minaccioso quasi sempre lontano dalla “sete” di cultura degli studenti, le motivazioni però che il docente di oggi dovrebbe trasmettere ai propri alunni vengono quasi sempre a mancare. Da più parti si dice che mancano dignità e valori ma non ho capito se ciò deve interessare chi sta di qua o di là dalla “cattedra”; autonomia, responsabilità e senso del dovere sono cose insite nei ragazzi ma che non sempre emergono e non sembrano sempre necessarie fra le mura scolastiche, forse per questo alcuni si lasciano andare al proprio carattere ed ai propri difetti eccedendo in comportamenti isterici o irascibili che portano poi al bullismo.


I ragazzi invece avrebbero bisogno di buoni esempi da parte del corpo insegnante, perché come ammirano la serietà del “prof” quando sa trasmettere pratico realismo tanto possono odiarlo in quanto “mandatario” poco verosimile e avverso alle passioni e su ciò che interessa loro; certe ramanzine in classe andrebbero risparmiate fin dalla scuola primaria a favore di un “realismo consapevole” che tenga soprattutto conto di quella brutta abitudine da parte dei docenti nel voler avere sempre ragione.
Ad “ingessare” ulteriormente questo mondo del sapere (che non cambia mai) ci sono poi babbi e mamme (chiocce), aggressivi come tigri che intervengono a favore dei figli pur di difenderli, vandali o bulli che siano, sempre a danno dell’autostima dei ragazzi generando in loro ancor più insicurezza.
A tal proposito i media non aiutano, le ridicole dichiarazioni della madre di “er pelliccia” Fabrizio Filippi, immortalato a torso nudo alla manifestazione romana degli indignati nel 2011 nell’atto di lanciare un estintore contro la polizia, furono demenziali: “È un ingenuo che aiuta gli altri e si è fatto prendere dall’eccitazione”. Non da meno la madre di Fabrizio Corona in una trasmissione protestò: “Fabrizio fa da capro espiatorio per ciò che di più grave succede in Italia”, come a dire che per i propri figli la colpa è sempre degli altri.


È proprio questa sorta di “illegittima difesa” che a volte colpisce i nostri ragazzi, toccherebbe anche e soprattutto alla scuola porvi rimedio in quelle cinque ore al dì, ma sono cambiamenti che implicano tenacia e volontà che invece latitano nel corpo docente. Se si può fare, si deve fare… ma non a scuola.


(12 settembre 2015)



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