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Terremoto di magnitudo 8.3 scuote il Cile: un milione gli sfollati

Alle 19:54, ora locale, di mercoledì scorso, un violentissimo terremoto di magnitudo 8.3 fa tremare il Cile. La scossa è lunga, dura qualche minuto. Il panico dilaga tra la folla che si riversa in strada terrorizzata. “La gente correva da ogni parte”, racconta una donna che ha vissuto quei drammatici momenti. Tre persone muoiono colte da malore, due finiscono schiacciate sotto le pietre dei palazzi crollati. Il numero dei feriti si ferma a quindici ma non è ancora possibile fare un bilancio dei dispersi. Un milione di persone viene evacuato mentre la città di Illapel, a nord della capitale Santiago, resta completamente al buio.


Gli effetti
Le onde del mare si alzano improvvisamente e raggiungono i 4,5 metri di altezza. Subito viene lanciato l’allarme tsunami, esteso anche a Perù, Hawaii e California, revocato solo sette ore più tardi. Lo stato di allerta persiste, tuttavia, lungo le coste delle isole Hawaii e della California, a causa del fatto che questi territori non sono stati ancora raggiunti dalle onde generate dal sisma.
La potente scossa viene avvertita anche in Argentina. La Ciudad Universitaria viene completamente evacuata mentre l’aeroporto di Mendoza resta chiuso. L’epicentro è stato localizzato a circa 400 chilometri a nord di Santiago, nella regione del Coquimbo, a 11 chilometri di profondità. È proprio in questa zona che Michelle Bachelet, presidente del Cile, ha dichiarato di volersi recare oggi per valutare i danni e prendere provvedimenti in modo rapido. Con dolore, la Bachelet ha ricordato il terribile terremoto di magnitudo 8.8 del 27 dicembre 2010, in cui morirono 524 persone. Gli Stati Uniti si sono detti pronti a fornire qualsiasi aiuto necessario.
La costa era particolarmente affollata in vista delle celebrazioni della festa popolare dell’indipendenza previste per venerdì 18 settembre. Un week-end di festa che si è trasformato in un incubo per tutte le persone che, ammassate sulle colline circostanti o nelle zone più interne, attendono di poter rientrare a casa con la speranza che il mare non abbia toccato le proprie abitazioni.



Cile: tra rischio e prevenzione
Non è la prima volta che il suolo del Cile trema in maniera così violenta ed inaspettata. Dal 1900 ad oggi questo Paese è stato colpito per ben nove volte da sismi di varia natura ed intensità, nessuno inferiore a magnitudo 8. Basti pensare che uno dei terremoti più sconvolgenti della storia del Paese è stato quello che ha colpito la città di Valdivia nel 1960, di magnitudo 9.5.
La responsabilità è da attribuirsi movimento convergente di due placche, Nazca e Sudamerica. La prima è una placca interamente oceanica, mentre la seconda è per metà oceanica e per metà continentale. Proprio su quest’ultima si trova il Cile. Le due placche sono da secoli interessate da movimenti convergenti che sono la causa di frequenti maremoti, terremoti ed eruzioni vulcaniche che interessa l’area. Sono loro che, con la loro millenaria attività, hanno danno vita alla Cordigliera delle Ande.


Ecco spiegato perché i cileni, anche se colti da paura al momento delle scosse, considerano questi fenomeni “normali”. Proprio il fatto di risiedere in una zona ad alta densità sismica ha fatto sì che negli anni fosse realizzata un’efficace opera di costruzione di edifici antisismici che, se non riescono a lenire del tutto i danni, quantomeno hanno avuto il risultato di mietere soltanto cinque morti durante un terremoto che, data la sua violenza, avrebbe contato migliaia di vittime se fosse capitato in altre regioni del mondo. Si pensi al caso dell’Emilia-Romagna che, per una scossa di magnitudo 5.8, ha registrato danni di gran lunga maggiori di quanti possa contarne il Cile oggi.


Anna Rita Santabarbara
(18 settembre 2015)




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