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I chilometri delle verità: i più famosi equivoci sull’immigrazione

Fortunatamente, tra i lettori di quest'articolo, saranno in minoranza quelli che hanno dovuto subire situazioni di povertà, di guerra, instabilità politica, cambiamenti climatici o di dissesti idrogeologici. Purtroppo sono proprio questi i principali fattori che hanno alimentato a fuoco vivo un fenomeno di portata planetaria che riempie le pagine dei nostri giornali e non sempre con termini più appropriati: l'immigrazione.


Le principali correnti, per lo più unidirezionali, hanno visto come punti di partenza principalmente l'Africa, nella zona occidentale del Sahel e del Corno d'Africa, e il Medio OrienteMediamente un migrante compie un tragitto di quasi mille chilometri, che sia via terra o via mare, utilizzando mezzi propri, per lo più di fortuna, se non a piedi... Per meglio intenderci, “Walking not available” è la risposta di Google Maps alla richiesta di calcolare il tragitto dalla Siria all'Europa.
Quante verità sono state trascurate tra questi innumerevoli passi? Quante esasperazioni o errori si celano tra le notizie dei nostri giornali al riguardo? Cà che leggiamo rispecchia sempre la realtà dei fatti? Vivendo in un Paese in pace, è difficile per molti occidentali anche solo immaginare che cosa hanno dovuto affrontare i rifugiati che arrivano in Europa. Per questo è molto facile cadere nelle trappole dei soliti luoghi comuni ed allarmismi degni delle previsioni meteo di prima stagione.
Nei titoli di giornale viene usata spesso la parola “emergenza”, che affianca dirompente la denominazione del fenomeno dell'immigrazione, per indicare l'alto numero di persone che giungono nel nostro continente. Tuttavia l'immigrazione non è un'emergenza, ma un fenomeno strutturale. Questo è confermato dal fatto che i migranti sono in aumento dal 1990, ma ciò che fa scalpore negli ultimi anni non sono i numeri degli arrivi, ma le morti in mare a causa della cessazione del programma di pattugliamento delle frontiere “Mare Nostrum”, interrottosi il 1° novembre del 2014.


Purtroppo la stampa non è un mezzo d'informazione infallibile e inconfutabile. Può accadere che si creino ambiguità tra parole con significati diversi usati nello stesso contesto.
Per esempio, nel dibattito sulle iniziative per fermare il traffico di esseri umani nel Mediterraneo è stata fatta spesso confusione tra scafisti e trafficanti. Lo stesso premier Matteo Renzi affermò che “combattere gli scafisti è una battaglia di civiltà”. Purtroppo inchieste giornalistiche e diverse operazioni di salvataggio hanno dimostrato che, pur commettendo il reato di favoreggiamento all'immigrazione clandestina, gli scafisti spesso non sono trafficanti, ma migranti a loro volta, in qualche caso minorenni, a cui viene offerto di fare il viaggio nel Mediterraneo gratuitamente in cambio della guida di un’imbarcazione.
Per il clamore con cui i giornali raccontano degli sbarchi sulle coste della nostra penisola e di quella ellenica, è normale che il lettore possa essere indotto a pensare che è proprio il mare la via preferita dai migranti per approdare in Europa. Tuttavia, l’ingresso in Italia e, più in generale, nel continente avviene soprattutto attraverso scali aeroportuali o varcando le frontiere di terra, grazie a un regolare visto turistico.
La stessa impresa addetta ai recuperi in mare, Frontex, ha affermato che la rotta principale d’ingresso in Europa nel 2015 è stata quella attraverso i Balcani.
Alcuni termini, se usati incautamente, possono risultare fuorvianti soprattutto se da un ambito sociale ci spostiamo in quello giuridico, nel quale ogni definizione occupa una posizione precisa e imprescindibile. La denominazione di profugo, per esempio, è molto generica. Indica chi lascia il proprio Paese a causa di guerre, invasioni, rivolte o catastrofi naturali. Un richiedente asilo non è ancora un rifugiato, ma è un profugo che chiede il riconoscimento dello status di rifugiato o altre forme di protezionismo internazionale. Fino a quando non viene presa una decisione definitiva dalle autorità competenti a cui si fa domanda (Commissione centrale), il richiedente ha il diritto di soggiornare, anche se è arrivato senza documenti d’identità o in modo irregolare.


Nel 2008, l'Ordine nazionale dei giornalisti italiani e la Federazione nazionale della stampa, con la sottoscrizione della “Carta di Roma”, favorirono una svolta molto importante verso un salto di qualità dell'informazione nel nostro Paese. Tralasciando tutti gli accorgimenti presi per la protezione dell’identità dei richiedenti asilo che non consentano l’identificazione della persona, onde evitare di esporla a ritorsioni contro la stessa e i familiari, i miglioramenti da sottolineare sono: adottare termini giuridicamente appropriati, evitare la diffusione di informazioni imprecise, sommarie o distorte a riguardo; interpellare, quando ciò sia possibile, esperti ed organizzazioni specializzate in materia, per poter fornire al pubblico l’informazione in un contesto chiaro e completo, che guardi anche alle cause dei fenomeni.
L’immigrazione è un settore che plasmerà le modalità con cui l’Europa si evolverà nei prossimi anni. Dobbiamo indirizzare le nostre politiche basandoci su fatti e dati comprovati, e non su impressioni o illazioni. L’invito è quello ad osservare la massima attenzione nel trattamento delle informazioni relative ai richiedenti asilo, rifugiati, vittime nelle acque e non solo della nostra amata Repubblica, divulgando le notizie con la massima aderenza alla realtà dei fatti. La lotta sarà sicuramente lunga e difficoltosa, ma può essere condotta con la lama dell'istruzione e lo scudo dei valori umani.


Federico Bertoni
(29 ottobre 2015)



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