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Inconscio, incomprensibile eppure profondo: il culto delle Madonne nere


“Sono nera, ma bella, o figlie di Gerusalemme
come le tende di Cedar
come i padiglioni di Salomone”

Con questi versetti, peraltro famosissimi, tratti dal Cantico dei Cantici incluso fra i testi biblici dell’Antico Testamento, tenterò di introdurre un argomento interessante ma forse poco conosciuto, cioè il culto delle Madonne nere.


La Gran Madre Cibele in Asia Minore, le nere vergini legate al sottosuolo ctonio presso i celti e i germani, le occulte dee nere nei templi-ipogeo dei cananei, la Madre Oscura Tanit dei fenici e dei cartaginesi, la dea nera Kālī degli indù antichi e moderni ma soprattutto la dea egizia Iside sono, da un passato immemorabile, immagine e incarnazione del femminile, della sua complessità, della sua potenza, della sua forza nascosta e del suo profondo mistero. Il cristianesimo ha sintetizzato, inglobato, adattato, rielaborato, ma non creato o proposto in esclusiva, la figura della donna con bambino scuri di pelle o completamente neri. La vergine Maria con la pelle nera o molto scura, con il bambino in grembo o fra le braccia, è presente in molti luoghi di culto e santuari sparsi un po’ in tutto il mondo, meta di pellegrini, di visitatori di ogni genere, di studiosi del mistero, di sinceri creatori di un senso del Divino che va al di là di ogni concezione scientifica e razionalizzante. Lo studioso inglese Ean Begg nel suo libro Il misterioso culto delle Madonne nere si domanda, per prima cosa, perché oltre quattrocento immagini della Madonna in tutto il mondo sono "nere" o "scure".
La terra nera e fertile, sottosuolo umido e caldo che custodisce i germogli della vita, i semi della rinascita, vaso contenitore della Creazione, gigantesco utero al pari di quello in miniatura della donna il quale contiene, alimenta, cresce, espelle il frutto divenuto ormai maturo. La terra nera ricca di humus che dà frutti e messi, abbondanza e gioia, orrore e dolore. Sensualità, fertilità, sapienza terrestre, intuito, immaginazione, ciclicità lunare e delle stagioni, essenza di vita e morte simboli sacri in un inconscio collettivo oscuro sedimentato e oscuro da epoche ed ere di potenza e di maestà sulle quali si innesta l'innocenza primordiale o la tenera maternità della donna, della madre, della Madre Universale per eccellenza, cioè la Madonna.


Ean Begg paragona il Santo Graal e l'Arca dell'Alleanza al vaso contenitore della vita, utero femminile, saggezza dei primordi del mondo perduta o trasmessa, in gran segreto, a gruppi di iniziati dispersi e spesso perseguitati. Nel libro, con dovizia di particolari, ci si sofferma sull'eredità o trasmissione gnostico-cristiana che attraversò e scosse l'Europa e l'Occidente per mezzo del culto segreto (e decisamente inviso alla chiesa cattolica ufficiale) di Maria Maddalena, toccando il suo apice con il catarismo all'epoca delle crociate, custodito e preservato dai cavalieri templari.
Nella tradizione cattolica occidentale, le Madonne nere sono statue di piccola statura, con le fattezze del volto circonfuse da una luminosità intima e latente che rende ogni particolare immerso in una plasticità viva e senza tempo. Tutte, vestite con abiti o meno in stoffe pregiate, con sontuose corone i sul capo, troneggianti su baldacchini preziosi e sollevate da terra alla venerazione dei fedeli, tengono stretto in grembo il bimbo divino frutto eterno dell'incontro benefico fra la Terra e il Cielo, delle nozze alchemiche fra la nera oscurità degli Inferi e l'abbagliante chiarezza della luce celeste, sintesi infinita e incomprensibile della Pietra Filosofale che, nel colore nere, racchiude il germe della regalità spirituale e il compimento della Grande Opera.
Nella tradizione bizantina d'Oriente, invece, le icone delle Madonne nere penetrano i cuori, comunicano alla mente, parlano allo spirito. La fissità dello sguardo, l'espressione dolce e triste a un tempo, l'enigmaticità dei lineamenti, il nero intenso del volto che contrasta e si impone sui colori dei vestiti e lo splendore dei gioielli votivi stilizzati nella pittura o nella realtà invitano alla conversione o alla ricerca del Divino nella maternità, nell'eterno femminino, nell'unione mistica fra Dio e anima che si compie silenziosa e inavvertibile.


Nel libro Il misterioso culto delle Madonne nere Ean Begg fornisce al lettore una sorta di dizionario geografico che gli permette di individuare i luoghi di culto delle Madonne nere completo, oltretutto, di tutte le informazioni necessarie sulle loro origini. Montserrat, in Spagna, è uno dei luoghi più conosciuti e più importanti al mondo dove si venera una Madonna nera (chiamata affettuosamente dagli spagnoli "la Morenita"). E poi Loreto, nelle Marche; Tindari nei pressi di Messina, in Sicilia; Oropa, in Piemonte; Chartres, capoluogo del dipartimento dell'Eure-et-Loir, in Francia e molti altri luoghi.
Inconscio, incomprensibile eppure profondo il culto delle Madonne nere è saldo e si intensifica col volgere dei secoli e degli anni.


Francesca Rita Rombolà
(8 ottobre 2015)



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