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Ops, Nichi Vendola va in pensione a 57 anni

Continua l’elargizione dei vitalizi ai politici: questa volta è il turno di Nichi Vendola, ex governatore della Puglia che, a partire dal mese di ottobre, costerà alle casse dello Stato ben 5.618 euro lordi mensili avendo versato soltanto 10 anni di contributi.


Guerriero instancabile nella lotta per i diritti dei più deboli, ex comunista convinto, Nichi è sempre stato pronto a combattere contro i privilegi a favore degli onesti lavoratori, tanto da far votare ai suoi consiglieri nel 2012 un decreto con cui veniva sancita definitivamente l’abolizione dei vitalizi per i deputati delle future legislature. Peccato che Vendola non faccia parte del futuro ma appartenga piuttosto al passato, dal momento che all’epoca dell’approvazione del decreto era perfettamente insediato all’interno del Consiglio regionale pugliese. Eppure l’importo del suo vitalizio appare esiguo in confronto a quello di altri colleghi. Il problema, però, è stato facilmente risolto con l’erogazione dell’assegno di fine mandato, grazie al quale l’integerrimo Vendola ha potuto intascare altri 198.000 euro. Ma c’è di più.


Secondo l’articolo 2 comma 2 “per ogni anno di mandato parlamentare oltre il quinto anno, l’età richiesta per il conseguimento del diritto di pensione è diminuita di un anno, con il limite all’età di 60 anni”. Vendola, governatore della Puglia dal 2005 sino al giugno 2015, di anni ne ha soltanto 57. Ne consegue che avrebbe dovuto aspettare sino a 60 anni per intascare il tanto sognato vitalizio. Eppure, grazie ad una legge regionale, ha addirittura potuto chiedere l’erogazione della sua pensione con tre anni di anticipo.
“Se fossi ricco come Grillo volentieri rinuncerei al vitalizio” tuona Vendola rispondendo alle accuse lanciate dal blog dell’esponente del M5S. “Mi sono sempre battuto contro i privilegi”, ricorda in seguito, precisando che “il vitalizio non è stato concepito come un privilegio ma come barriera alla corruzione”. La domanda che ci si potrebbe porre è: se vogliamo evitare che i nostri integerrimi rappresentati politici cadano nelle reti della corruzione bisogna, dunque, concedere loro un assegno cospicuo per allontanare ogni desiderio peccaminoso? E se fosse così non sarebbe, allora, opportuno estendere lo stesso assegno anche ai lavoratori che, colti dalla crisi economica, dalla penuria di lavoro e da una tassazione troppo elevata potrebbero finire anche loro in tentazione e cadere nel baratro dell’evasione fiscale?


Stando a quanto dice Fassina (PD), tuttavia, le accuse rivolte al suo collega sono eccessive. In fondo, l’abolizione del vitalizio ai deputati votata nel 2012 non era applicabile per i politici già in carriera. Pertanto, il povero Nichi sta traendo beneficio “da una legge che non ha fatto lui” e contro cui si è realmente battuto. Sarà anche lui una vittima di un sistema ingiusto ed erroneo? Questo resta ancora da chiarire. L’unica certezza è che i suoi compatrioti che non hanno avuto l’onore di sedere in un Consiglio regionale o alla Camera dei deputati dovranno attendere 66 anni ed aver maturato 42 anni di contributi per ottenere una pensione che si aggira per la maggior parte tra 500 e 1300 euro netti mensili.


Anna Rita Santabarbara
(8 ottobre 2015)

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