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Perché più bella di Parigi di giorno c’è solo Parigi di notte

Parigi. Le mille strade – di quelle che faticherai a distinguere, da qui ai prossimi non giorni ma mesi – i palazzi imponenti e le case più piccole – quelle che, piccole ma invitanti, sembra ospitino una famiglia di bambole – l’odore – quello strano odore di nuovo e di vecchio insieme, di dolce – la lingua – “questa sconosciuta!” che ti appresti a studiare mentre una vocina dentro di te la classifica come regale, dolce ma forte, soave – le persone che passano come treni in corsa – tutti qui corrono frenetici e veloci come se non ci fosse un domani – e quella sensazione.


La sensazione di poterti perdere ma trovare. La sensazione di non sapere dove stai andando mentre comunque – lo sai, ne sei certo – lo saprai. La sensazione che le cose, no, non vanno troppo bene ma che con impegno – il tuo, quello stesso che stai promettendo a te stessa e al mondo – lo faranno. La sensazione che per trovarti a casa dovrai guardarti solo un po’ intorno, tra quelle cose che portano il tuo odore e il tuo aspetto.


Tutto questo mentre la nostalgia ti attanaglia il corpo. Perché è bella questa grande città dove tutto sembra difficile ma possibile; è magica e reale insieme. È un sogno – di quelli a occhi aperti che di notte non ti fanno prendere sonno. Ma ti mancano quelle strade – le stesse che percorri da quando, bambina, imparavi, cadendo sulle ginocchia, che sapore aveva un graffio sulla pelle – ti mancano quelle tue case – quella vecchia vita e quella nuova vita che ora sono entrambe “passate”, almeno per un po’, per quell’eterna frazione di secondo che si chiama cambiamento – ti mancano i sorrisi conosciuti e quel presentimento – che sa un po’ di abitudine e un po’ di sicurezza – che anche questo giorno sarà “tutto ok, normale”.


Intanto, il cuore rotto in due da emozioni contrastanti, ti appresti a godere di questa città, a prendere ciò che essa ha da dare, a berne il nettare e cibarti della sua polpa. Sia perché è una città senza tempo e sia perché ormai ci sei, e si sa che se si fa trenta è giusto fare trentuno. E non è che un bellissimo trentuno se si pensa a una città così… la città dell’amore. Quella che hai sempre visto nei film e che hai desiderato conoscere. Quella che il suo nome è e sempre sarà. Quella che tu un giorno racconterai – perché Parigi è da raccontare, da citare, da ricordare.
E mentre il sole non batte più sui palazzi e sul tuo viso stanco sei certa di non vedere l’ora che arrivi la sera. Lo senti: più bella di Parigi di giorno c’è solo Parigi di notte.


(3 ottobre 2015)



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