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Quando i ricchi soffrono dell’essere ricchi: la “Sindrome da fatica di benessere”

Chi, almeno una volta nella vita, non ha desiderato vincere, aiutato dalla fortuna, somme spropositate? Il mio sogno ricorrente è comprare un biglietto della fortuna, prendere una monetina, grattare nei punti giusti e… Eureka. La realtà invece è che ogniqualvolta io prenda un biglietto e lo gratti la finisco a ridere o a piangere o a ridere piangendo mentre penso che – be’ è un detto ma ogni detto si basa su un fondo di verità – è inutile: piove sempre sul bagnato.


E il mio sogno di vivere alle Hawaii, di essere sventolata con una foglia di palma mentre mangio uva, stravaccata su una sdraia da mare – mentre la mia carnagione passa dal consueto colore bianco-verdino malaticcio a crème caramel – svanisce, spazzato alla velocità della luce dall’ansia e dall’angoscia mentre l’orologio, con un ticchettio infernale, scandisce i secondi – tic, tac... tic, tac – fino all’ora del lavoro.


Ma c’è chi dice che i soldi non fanno la felicità. Secondo il quotidiano The Independent, infatti, pare che siano sempre più numerosi i milionari che, affetti dalla “Sindrome da fatica di benessere”, si ritrovano depressi, oppressi proprio da quel denaro che tutti bramano e sognano. Si sentono isolati, demotivati e la loro vita cessa di avere uno scopo, un senso; e nonostante si creda che questa fascia di privilegiati passi il proprio tempo a comprare beni di lusso e a divertirsi a feste esclusive, ciò non è affatto vero: continui sensi di colpa verso la propria situazione privilegiata e la paura costante di venire fuori per quello che si è con i propri amici creano una situazione di disagio che rischia di minare i rapporti con i figli e con l’intera società.


Ed ecco perché in alcuni Paesi nascono associazioni di terapisti che si occupano di queste situazioni difficili. Una di esse è Wealth Legacy Group, fondata da Jamie Traeger-Muney. Se dovessi diventare ricca non esiterei a rivolgermi a queste associazioni che… Naaaah, non credo che ce ne sarà bisogno.


(23 ottobre 2015)



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