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Rugby, uno sport che ha molto da insegnare

È riuscita alla perfezione la “prova delle nove mete” degli All Blacks contro la Francia, una sonante vittoria ha cancellato così la sconfitta patita otto anni fa sullo stesso campo (Millennium Stadium di Cardiff) in questa seconda semifinale del “Mondiale” di Rugby 2015 in corso di svolgimento nel Regno Unito e ormai arrivato all’epilogo; i neozelandesi questa volta hanno dominato i transalpini in lungo e in largo e sfideranno in finale i vincitori dell’altra semifinale, il Sudafrica, che ha piegato un eroico Galles.


Sport intriso di un inusuale fair play in stridente evidenza con ciò che le immagini visive e televisive ci mostrano, il rugby ha la peculiarità di far convivere fisicità delle movenze dovuta alla “stazza” degli attori in campo alla tecnica e tattica di gioco più sopraffina; questo sport di squadra si è differenziato alla fine del XIX secolo nel Regno Unito ma ha stesse origini dei giochi con la palla degni dell’Episkyros greco, l’Harpastum romano, il calcio storico fiorentino e la Soule francese, ovvero qualsiasi atto sportivo praticato coi piedi e non necessariamente in presenza di un pallone.


Una leggenda “very very british” narra che all’inizio del 1800 uno studente della città inglese di Rugby impegnato in una partita di Football, improvvisamente raccolse la palla con le mani e corse verso la fine del campo di gioco schiacciandola a terra urlando “Meta!”. Questo banale gesto atletico incuriosì e stupì le persone presenti a tal punto da far appassionare ben presto una moltitudine di concittadini a questa nuova variante di gioco con la palla.
Le sei principali federazioni europee sono Francia, Galles, Inghilterra, Irlanda, Italia e Scozia e danno vita a diverse competizioni fra le quali Coppa Europa, European Challenge Cup ed il Torneo delle Sei Nazioni; in campo internazionale spicca il Rugby Championship riservato alle nazionali di Argentina, Australia, Nuova Zelanda e Sudafrica e naturalmente il Campionato del Mondo che segue una cadenza quadriennale al pari di quella del calcio.
La natura di questo sport ne fa l’icona della disapprovazione del comportamento antisportivo in quanto i frequenti contatti fisici fra giocatori provocherebbero durante le azioni di gioco infortuni gravi fino addirittura la morte, per questo vanta molti valori antitetici al gioco del calcio in quanto, sebbene ognuno dei 15 giocatori abbia il dovere di “segnare” ovvero portare la palla ovale oltre la meta, non deve mai dimenticare il vero spirito del Rugby, ossia rendere sì quanto mai difficile la vita sul campo agli avversari ma soprattutto che a fine partita dare il meglio di sé in quell’unico momento di aggregazione generale chiamato “terzo tempo” nel corso del quale vincitori e vinti, arbitri e dirigenti si trovano affratellati in un abbraccio caloroso magari davanti ad un boccale di birra; atmosfera di rispetto e correttezza in tal modo condivisa anche da parte delle opposte tifoserie sugli spalti.


È questa quindi la dimostrazione di quanto sia semplice (e opportuno) godersi un piacevole spettacolo sportivo anche se a volte ciò è rude e molto “maschio”, senza patemi però e occasione ghiotta per far decollare finalmente anche nel calcio, purtroppo saturo di azioni di razzismo e “tifo contro”, i valori di amicizia, generosità, altruismo e rispetto dei compagni di gioco; per nessun motivo i giocatori della “palla ovale” contesteranno mai una decisione arbitrale o simuleranno un infortunio di gioco come invece avviene sempre nel nostro sport nazionale.
Nel rugby prevale il gruppo rispetto al divismo del singolo e forse per questo è sport che può insegnare soprattutto ai più giovani che l’obiettivo finale non è il raggiungimento del risultato bensì la “prova del nove” ossia cercare di essere ogni volta migliore di quello che si è, dentro e soprattutto fuori del campo di gioco.


(19 ottobre 2015)



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