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Sulla rabbia e sulle sue conseguenze: arrabbiarsi da morire, sul serio

C’è l’uomo che, quando gli viene fatto un torto o gli capita qualcosa di inaspettatamente negativo, reagisce con una calma quieta, ordinata. Magari s’infiamma un attimo, poi il raziocinio prende il sopravvento e il cervello – lavorando veloce e mettendo in ordine le cose – capisce che, be’, forse, non è proprio il caso di esagerare. D’altronde a tutto c’è una soluzione; d’altronde le cose prese con la dovuta tranquillità si sistemano prima; d’altronde sarà poi il caso di farsi venire un’ulcera a causa di una cosa così? Ed è subito rimedio.


E poi c’è, invece, un altro tipo di uomini… quelli che, con in viso una tonalità che oscilla dal rosso al verde al viola, sono imprevedibili. Arrabbiati con chi ha fatto loro il torto – oltre che, comunque, con il mondo in generale, autore senza ombra di dubbio di un complotto malsano verso di lui – vengono posseduti da una rabbia incontenibile, disastrosa. Peggio di un uragano, si muovono lasciando alle proprie spalle un mare di rovine. E se chi ha combinato il torto – quel famoso torto, che poi, sarà davvero un torto grave? – ne uscisse, per assurdo, vivo e vegeto, dovrebbe senza ombra di dubbio pregare il proprio Dio.


Avete mai sentito il detto “Arrabbiarsi da morire”? Sarà solo un detto? Recentemente uno studio dimostra che, nel caso degli uomini e non delle donne però, questo detto nasconde una verità. I ricercatori della Iowa State University, monitorando ben 1307 maschi per un periodo di circa 40 anni, hanno dimostrato come chi ha nel sangue la tendenza all’ira facile abbia un rischio maggiore (1,57 volte maggiore) di scomparire prematuramente rispetto ai colleghi più pacati. Tra il 1968 e il 1972 i ricercatori diedero inizio allo studio – gli uomini avevano un’età media di circa 30 anni – ponendo domande precise per capire se gli uomini fossero iracondi o meno e, nei successivi 35 anni, la morte ha chiamato a sé prima coloro che avevano mostrato comportamenti eccessivamente aggressivi e un’ira fuori dal comune.
Amelia Karraker, una delle principali autrici del lavoro, ci tiene a precisare che solo chi ha una predisposizione psichica all’arrabbiatura corre questi rischi, non chi mostra, di tanto in tanto, una collera detta “transitoria”. Esiste un “periodo no” – nel quale ci sentiamo più aggressivi, meno concilianti e più iracondi – così come esistono degli scatti d’ira – potenti e incontrollabili – in determinate giornate, o per determinate cose. Ognuno di noi ha un qualcosa che “non va toccato o di cui non si può nemmeno parlare”. Ciò non fa di noi delle persone iraconde.


Ma perché gli uomini con problemi di rabbia hanno il rischio di morte prematura? Pare che essere costantemente arrabbiati aumenti il battito cardiaco e la pressione sanguigna potendo favorire l’insorgenza di fibrillazione atriale. Ma anche reprimere la rabbia fa male. L’unico rimedio è che venga smaltita in fretta e si cerchi di farla diventare una condizione occasionale. Fate pace con il mondo, insomma, e se vi fanno un torto arrabbiatevi molto – senza controllo, in modo devastante – ma ciò duri un secondo e finisca senza conseguenze. La serenità è dietro l’angolo, di una terra tonda, ovviamente.


(26 ottobre 2015)



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