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Abusi etimo(il)logici: crisi e crisalidi a Bologna

Partiamo dal presupposto che le parole sono davvero importanti e che a tal proposito, con un po’ di ironia, lo schiaffo sottile di Nanni Moretti in Palombella rossa, forse è un po’ rivolto alla morale di tutti.
Si è insinuata in noi la percezione che la crisi sia un periodo oscuro e tempestoso di una durata indefinita. Un'oscurità in cui camminare a stento da soli, a capo chino, nella totale confusione di eventi che ci appaiono estranei.


“Quel che prepara così bene gli uomini moderni al dominio totalitario è l'estraniazione che da esperienza limite, usualmente subìta in certe condizioni sociali marginali come la vecchiaia, è diventata un'esperienza quotidiana delle masse crescenti del nostro secolo” – scriveva Hannah Arendt.
Crisi ‪#‎deivalori, ‪#‎delmercato, ‪#‎dellavoro, ‪#‎energetica, ‪#‎delloStato, ‪#‎dellacultura, ‪#‎delleistituzioni ‪#‎delleconomia, ‪#‎dipanico, ‪#‎dellascuola, ‪#‎delgoverno, ‪#‎dicoppia, ‪#‎dellEuropa, ‪#‎dellaGrecia: un periodo storico da accettare?
In greco krisis (κρίσις) significa scelta, da krino (κρίνω) distinguere, scegliere, separare. Gli antichi greci lo usavano per definire la “separazione” della granella del frumento dalla paglia, cioè la distinzione della parte buona dalla cattiva. Non si può usare la parola crisi con un atteggiamento di accettazione passiva o di vittimismo per quello che accade, lasciandosi vivere, anzi sopravvivendo trascinati dalle correnti del caso perché intanto "c'è crisi" o è "colpa della crisi" - perché non siamo ancora stufi di sentire certe espressioni?


Crisi, per quanto comporti una circostanza seriamente difficile da affrontare, ci pone proprio nel suo significato di fronte ad una scelta, che può diventare consapevole, a meno che non si preferisca "scegliere" madama Indifferenza che, come tutti sanno, volentieri se ne va con madama Morte a teatro per qualche euro, a guardare la nostra dose di anestesia per la quotidiana sopravvivenza.
La crisi ha bussato alle nostre porte con valigie piene di terrore. Proprio così, la crisi si è personificata nelle nostre menti trascinando con sé una serie infinita di valori negativi. Ma se, ad esempio, nei totalitarismi il male aveva un nome ben preciso che spesso poi coincideva con una certa personalità realmente esistente, oggi il male dove si trova? Come si chiama? A che indirizzo vive? È il tuo vicino di casa?
A questo male, che ci pervade nelle sue forme più svariate, nessuno sa dare un vero e proprio nome e così, oltre ad un prurito diffuso su tutto il corpo, si attribuiscono significati diversi a parole già note e il male è un po’ ovunque e un po’ da nessuna parte.



La crisi come procedimento di per sé, non si accetta, non si subisce, non si combatte e non si supera necessariamente, nel senso che non è detto che, come siamo soliti pensare, superamento coincida con progresso e progresso a sua volta coincida con benessere. L'unica cosa certa è che anche se si ripresenteranno le stesse condizioni non si tornerà mai indietro. Perciò, crisi, priva di qualsiasi colore positivo o negativo, è piuttosto una metamorfosi.
Crisi, crisalide, Krishna, Cristo, criterio: hanno tutti la stessa radice “cri-”, che in sanscrito significa trasformazione.
E allora più che un buio tunnel, le crisi potrebbero essere opportunità, bozzoli bianchi incolori in cui lasciarsi morire impauriti, sopravvivendo e restando chiusi al buio o in cui scegliere di vivere con il rischio di scoprirsi essere falene grigie.
E allora cara Bologna, sappi che abita nei tuoi appartamenti la più silenziosa ed opulenta signora Indifferenza. Questo silenzioso male vive in te come nella maggior parte delle città italiane ed europee, che ormai hanno ben poco a che vedere con quell’idea di pòlis, di città, che sarebbe così legata nella sua natura alla stessa parola politica. Cosa ne pensi Atene?


Qual è la vera vittoria? Quella che fa battere le mani o quella che battere i cuori? Ci chiede ancora Pasolini. La diagnosi, mia cara Bologna, sembra essere delle peggiori e non stupiamoci se i risultati delle analisi alcuni li hanno letti solo con l’arrivo di Salvini. Il male assomiglia ad una silenziosa metastasi che non in ultima istanza ci porta con terrore e con violenza a ricercare il male proprio in noi stessi, nelle più discriminate ansie, depressioni e disturbi psichici sovraccaricati di ulteriori sensi di colpa paralizzanti.
Perché quello che è successo l’altro giorno e quello che continuerà a succedere domani non è altro che il risultato di un procedimento lunghissimo di metamorfosi a cui si può iniziare a prendere parte in modo consapevole solo da ogni oggi. Come concludeva Calvino ne Le città invisibili: “Le città future sono già contenute nelle presenti come insetti nella crisalide”.


Elena Benearrivato
(10 novembre 2015)



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