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Afghanistan, la protesta contro i talebani

In Afghanistan il funerale di sette uomini, tutti di etnia Hazara e uccisi senza pietà dai talebani, si è trasformato in un’enorme manifestazione di protesta contro i talebani che da anni terrorizzano la popolazione civile e contro il governo che, secondo alcuni manifestanti, avrebbe abbandonato il popolo al suo destino.


Migliaia di persone si sono presto unite alla protesta gridando slogan antigovernativi e contro l'estremismo islamico; la stragrande maggioranza degli afghani è stufa di vivere nel terrore e sta dimostrando di essere disposta a gridare al mondo intero il suo “no” ad ogni forma di violenza e sopruso. Molti afghani vivono con la costante paura di essere rapiti e torturati dai miliziani islamisti e di essere colpiti da una bomba; dopo tanti anni di terrore adesso i più sono allo stremo e rivendicano con forza e rabbia il diritto di vivere una vita normale.


In particolare, per le minoranze etniche la situazione in Afghanistan è veramente disperata; quelli che riescono a sfuggire ai rapimenti e alle conversioni forzate all'Islam sono costretti a rifugiarsi nelle zone montagnose più lontane in ripari di fortuna in cui manca tutto, a partire dai generi di prima necessità come cibo e medicinali, e in cui non vengono rispettate nemmeno le più elementari norme igienico sanitarie. Gli Hazara sono stati perseguitati dagli estremisti religiosi fin dagli anni ‘90 e, anche se molti hanno deciso di rifugiarsi all'estero, rimangono il 10% della popolazione afghana.


Adesso finalmente l'Afghanistan ha deciso di dire basta a tutto questo; in migliaia sono arrivati anche a protestare sotto al palazzo presidenziale di Kabul chiedendo un aiuto concreto per fare finalmente cessare la violenza nel Paese. Un manifestante ha detto all'emittente Euronews che: “L'unico modo di fermare la violenza in Afghanistan è protestare, per dire che le azioni violente non sono contemplate da nessuna religione. Neppure dall'Islam. Chiediamo giustizia e sicurezza al governo”.
Si spera che continuino le proteste e che questo sia il segno che anche l'Afghanistan possa diventare presto un Paese migliore per le generazioni future in cui terrore e violenza rimangano solo un brutto ricordo.


(12 novembre 2015)



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