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Come costruire la pace dopo i fatti di Parigi

Eppure qualcosa è cambiato. Dopo la tragica notte di Parigi, l’occidente vive di paura e di angoscia. Un filo sottile lega le ansie di milioni di persone abituate ad un certo tenore di vita, alla peggior “agorafobia” degli ultimi tempi. L’agorafobia è la sensazione di disagio o paura, che il soggetto prova quando si trova in spazi aperti, in situazioni non familiari. Questa è stata la risposta della maggior parte della popolazione.


Un altro comportamento usuale e becero, come mostra un reportage di Repubblica, In giro per Milano con kefiah e niqab. "Bastardi dell'Is, andatevene via", ha fatto dell’odio e della discriminazione il suo fondamento. Reagire a chi semina odio e paura, con i suoi stessi principi fondanti, sembra davvero fuori luogo. Qualche esempio illuminate addirittura ci era stato dato da chi quella maledetta sera l’aveva vissuta sulla sua pelle, direttamente o indirettamente.
Chi di voi ha dimenticato la dignità negli occhi del padre della nostra Valeria Solesin? E l’amore nelle parole della madre? Sembrano dettagli ma non lo sono.



Isobel Bowdery è una ragazza di ventidue anni, scampata miracolosamente al massacro del Bataclan, fingendosi morta. Pochi giorni dopo ha scritto delle parole molto toccanti, ecco una parte di esse, che ne dà la prova: “Non sembrava vero. Aspettavo che qualcuno finalmente mi dicesse che si trattava soltanto di un incubo. Ma essere sopravvissuta a questo orrore mi ha dato la possibilità di accendere i riflettori sui veri eroi. All’uomo che mi ha rassicurato e messo a repentaglio la sua vita pur di proteggermi e coprirmi la testa; alla coppia le cui ultime parole d’amore mi hanno fatto riflettere su quello che ancora c’è di buono a questo mondo; alla polizia che è riuscita a salvare centinaia di vite; al perfetto sconosciuto che si è avvicinato a me in strada e mi ha confortato per tutti i 45 minuti in cui ho pensato che l’amore della mia vita fosse morto; all’uomo ferito che ho scambiato per lui, e che dopo essermi accorta della svista mi ha stretta e confortata, nonostante fosse il primo ad essere solo e spaventato; alla donna che ha aperto la porta di casa sua ai sopravvissuti; all’amico che mi ha offerto rifugio e si è preoccupato di andare a comprare dei nuovi vestiti così che non dovessi più indossare questo top sporco di sangue; a tutti voi che vi siete preoccupati di inviarmi messaggi di supporto. Tutto questo mi fa pensare che ci sia del potenziale affinché questo mondo diventi migliore”.



Il giornalista di France Bleu, Antoine Leiris, ha affidato le sue considerazioni ad un post su Facebook. Antoine ha perso la moglie Helene nel massacro al Bataclan ed è rimasto solo con un bimbo di 17 mesi.
Eppure ha avuto la forza di scrivere: “Venerdì sera avete rubato la vita di una persona eccezionale, l’amore della mia vita, la madre di mio figlio, eppure non avrete il mio odio. Non so chi siete e non voglio neanche saperlo. Voi siete anime morte. Se questo Dio per il quale ciecamente uccidete ci ha fatti a sua immagine, ogni pallottola nel corpo di mia moglie sarà stata una ferita nel suo cuore. Perciò non vi farò il regalo di odiarvi. Sarebbe cedere alla stessa ignoranza che ha fatto di voi quello che siete. Voi vorreste che io avessi paura, che guardassi i miei concittadini con diffidenza, che sacrificassi la mia libertà per la sicurezza. Ma la vostra è una battaglia persa”.

Potrei andare avanti, ma fermo qui gli esempi. Possono bastare a farci riflettere, a farci credere possibile un mondo fatto di amore e coraggio. Molti credono che la parola “pace” sia un concetto astratto, ideale, da usare come mina vagante o slogan in manifestazione di esibizionismo. Altri, in questo preciso istante, mentre leggono queste righe, poggiandosi discretamente la mano sul capo, staranno esclamando: “Cosa posso farci io”? Tu puoi fare molto.
Devi immaginare la pace come il risultato dell’interazione e lavoro di vari operatori che, idealmente, agiscono su tre diversi livelli: quello individuale, quello collettivo e quello sociale.
Rientrano nel livello individuale le competenze della famiglia. Le famiglie, oggi, sono chiamate ad un arduo compito. Dignità, rispetto, educazione, amore e senso civico rientrano nelle sfere di competenza del genitore. A te il compito di inculcarli!
Il livello collettivo attiene alla formazione culturale, ma non solo. Rientra principalmente tra le sfere di competenza delle scuole. Gli insegnanti, oltre ad aprire le menti grazie alla cultura, devono preoccuparsi anche di inculcare i principi attinenti al rispetto delle regole e dell’individuo.
Infine il livello sociale comprende tutti gli organismi e formazioni di rilevanza sociale. Politici, religiosi ed organismi di stampa a vari livelli sono responsabili a volte di tappare i buchi dei livelli precedenti, altre di integrarli. Essendo elevato l’impatto mediatico di tali formazioni sociali è indispensabile un esempio pratico e limpido.
Ecco come si potrebbe costruire la pace. Come vedi è un impegno di tutti. La sua realizzazione non può prescindere dal tuo aiuto, sei parte integrante di una comunità che forma uno Stato. Hai un dovere civico e morale.
L’amore, il coraggio e la cultura possono davvero aprirci le porte verso un mondo migliore, senza retorica, questa è la speranza. Da questo preciso istante non perdere neanche un secondo, il futuro è anche nelle tue mani, anzi, nel tuo cuore.



(23 novembre 2015)


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