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Fumo, fenomenologia della tentazione

Il nocciolo duro del tabagismo, così come per qualsiasi sostanza d'abuso, non risiede nella dipendenza fisica che cessa dopo alcune settimane d'astinenza ma è radicato nella memoria che può soltanto sbiadire ma mai del tutto scomparire. Purtroppo il fumatore è soggetto a ricadute. Le tentazioni esercitano un'attrazione fatale facendo leva sulla differenza tra due stati emotivi antitetici tra loro: quelli che intercorrono prima e dopo il consumo della sostanza d'abuso.


Se per esempio mettiamo la mano nell'acqua alla temperatura di 2°C per circa un minuto e subito dopo la mettiamo in quella a 8°C, trarremmo un certo sollievo benché l'acqua a 8°C sia piuttosto fredda. Mentre se la temperatura dell'acqua s'innalzasse molto gradualmente e lentamente da 2 a 8°C, non avvertiremmo sollievo alcuno. Se invece mettiamo la mano nell'acqua alla temperatura di 13°C per circa un minuto e subito dopo nell'acqua alla temperatura di 14°C, non avvertiremmo sollievo alcuno. Dunque, ciò che scuote la nostra inerzia è sia la celerità del cambiamento e sia il grado di variazione.
Supponiamo questa volta per assurdo, di assegnare a due gemelli omozigoti due distinti stati di salute: neutrale (zero) per quello che non fuma e negativo -3, per esempio, per l'altro che fuma da moltissimi anni. All'insorgere della crisi d'astinenza, lo stato di benessere di quello che fuma passa da -3 a -6 perché il calo dei livelli nicotinici nel plasma comporta uno stress piuttosto acuto. Una volta però accesa la sigaretta, la crisi d'astinenza cessa, quindi lo stato di benessere passa da -6 a -3 fino a raggiungere, grazie all'azione dopaminergica della nicotina, uno stato di benessere pari a -2. Il delta di variazione complessivo è pari a più quattro. È tale variazione positiva che alimenta nel tabagista il desiderio perenne di fumare.


È altresì vero che, invecchiando, si tende ad associare ai problemi respiratori la nocività del fumo. Sicché, alcuni, per lo più over 50, avendo compromesso in parte la propria salute, smettono di fumare da un giorno all'altro, attribuendo il merito alla loro forza di volontà quando è stato piuttosto il loro organismo a non poterne più. Mentre, per chi ancora giovane, gode di buona salute, l'avversione per le sigarette può essere soltanto momentanea e nasce il più delle volte il giorno dopo aver fumato troppo, oppure durante un forte mal di gola che, l'organismo, a mo' di protezione, innesca dei meccanismi di repulsione, fino a quando però i polmoni in parte recuperano e ricominciano d'accapo, a loro malgrado. Eppure, se si riprovasse, mai come adesso, sarebbe più facile smettere di nuovo, visto che da periodi d'astinenza, anche brevi, si beneficia di un'assuefazione minore.
Inutile dire tuttavia, che in questi casi, la forza di volontà sia latitante. Benché va pur detto che astinenze forzate relativamente lunghe di parecchi mesi – quelle in cui i tabagisti evitano luoghi e persone che inducono alle tentazioni – non possono non continuare sul buon cammino, senza particolari sacrifici. Cionondimeno, quando si attraversano periodi particolarmente difficili nella vita; quando le cose non vanno per il verso giusto; ecco che la voglia di fumare bussa alla porta! E non si può far altro che lasciarla entrare.
Purtroppo le tentazioni sono irresistibili, avendo nei riflessi condizionati il proprio centro di gravità, inducono il rilascio di dopamina prima ancora di fumare. Lo dimostra un esperimento di laboratorio in cui un primate sapeva che, premendo per dieci volte una leva, si sarebbe accesa una luce rossa, e dopo un piccolo ritardo, avrebbe ricevuto il cibo. Quello che ci si aspettava dall'esperimento era che il rilascio di dopamina sarebbe avvenuto dopo il consumo del cibo. In realtà il rilascio avveniva all'accensione della luce rossa - un riflesso condizionato dunque - all'aspettativa di un piacere immediato.


In una successiva elaborazione dell'esperimento precedente, la scimmia riceveva questa volta la ricompensa casualmente, senza un pattern prestabilito. I risultati mostravano un incremento dei livelli di dopamina significativo perché c'era una fervida alternanza tra l'euforia di ottenere la ricompensa e la disattesa di non riceverla. Mentre nel primo esperimento la scimmia non era fortemente eccitata perché il risultato era scontato, nel secondo esperimento invece lo era, perché ogni qualvolta premeva la leva poteva essere la volta buona di ricevere il cibo come poteva essere un nulla di fatto.
L'oscillazione tra due stati emozionali, antitetici tra loro, non fa altro che accrescere il delta di variazione che è il fattore coercitivo di qualsiasi tossico dipendenza. Qualsiasi oggetto del nostro desiderio, facilmente esaudibile sempre e ovunque, com’è la sigaretta, se non viene soddisfatto immediatamente, diventa a sua volta un malessere. Perché la negazione di un piacere sopravveniente è di per sé sofferenza.


Valerio Pavoni
(22 novembre 2015)



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