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Gli attacchi di Parigi possono mettere in discussione il sistema Schengen?

Dopo gli attentati che hanno sconvolto Parigi e l'intera Europa molti analisti di politica internazionale e sicurezza hanno discusso su quanto siano adeguati gli accordi di Schengen ai tempi dei network terroristici, come lo Stato islamico, che reclutano e preparano gli attentati via internet e poi mandano i loro uomini a colpire in tutto il mondo riuscendo spesso ad aggirare i controlli.


È stato dimostrato che gli attentatori di Parigi erano già conosciuti ai servizi segreti ma hanno potuto lo stesso andare ad addestrarsi in Siria nei campi del Califfato e poi muoversi liberamente tra Francia e Belgio per preparare materialmente la strage, senza che nessuno prestasse loro attenzione e controllasse i loro documenti.
La domanda che molti si sono posti subito dopo la carneficina della capitale francese è: “Non sarebbe meglio, almeno per un periodo, sospendere gli accordi di Schengen e ripristinare i controlli alle frontiere”?
La risposta a questa domanda non è affatto facile perché se da un lato la libera circolazione di persone e merci è una delle più grandi conquiste dell'Unione Europea, dall'altro è innegabile che la soppressione dei controlli alle frontiere possa avere favorito anche l'ingresso nell'Unione di possibili terroristi.


Negli ultimi giorni si è riacceso il dibattito sulla creazione di un registro dei passeggeri aerei, anche se non è ancora chiaro se riguarderà solo i voli che provengono o partono per destinazioni fuori dallo spazio europeo oppure anche i voli all'interno dell'Unione, che dovrebbe raccogliere tutti i dati di chi viaggia in aereo e le impronte digitali. I favorevoli pensano che una schedatura dei viaggiatori possa almeno limitare il rischio di infiltrazioni terroristiche, mentre i contrari pensano che non si possa evitare il pericolo che potenziali criminali viaggino con documenti falsi.


Il dibattito su quanto si possa sacrificare la privacy per la sicurezza è quanto mai aperto e non si sa fino a dove i controlli possano spingersi senza ledere il diritto alla riservatezza dei cittadini. Con le organizzazioni terroristiche che diventano sempre più aggressive in futuro bisognerà di certo pensare ad organizzare un nuovo sistema di controlli che possa limitare il pericolo del terrorismo, ma allo stesso tempo lasciare ai cittadini la libertà di viaggiare.


(27 novembre 2015)


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