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Gli ultimi saranno ultimi: una dramedy all’italiana

Il nuovo film di Massimiliano Bruno è una dramedy (drama più comedy) che affronta il terribile tema dei precari. Gli ultimi saranno ultimi è tratto dal testo teatrale omonimo, riadattato per il cinema da Bruno stesso con la co-sceneggiatrice ed interprete del film Paola Cortellesi insieme con Furio Andreotti e Gianni Corsi.
Il film segna il debutto nel dramma a sfondo sociale di Massimiliano Bruno; il testo, nato nel 2005 come monologo teatrale e portato in scena fino al 2007, è interpretato anche da Alessandro Gassmann, Fabrizio Bentivoglio e Ilaria Spada.


La pellicola racconta le disavventure di Luciana che perde gradualmente lavoro, affetti e dignità. La protagonista non riesce a reggere il trauma ed esplode in una rabbia troppo a lungo repressa che porterà ad un semi-tragico finale con spruzzata di ottimismo.
Il regista Massimiliano Bruno sentiva l’esigenza di cambiare rotta e di trattare argomenti nei quali scavare in profondità dopo una serie di commedie leggere come Nessuno mi può giudicare (2011), Viva l’Italia (2012) e Confusi e felici (2014), nei quali tuttavia già c’era un accenno di tematiche a sfondo sociale; ma qui il regista si esprime nella classica commedia italiana che mescola satira e dramma personale/sociale. Bruno si è preso dei rischi raccontandoci fino a che punto tutti noi possiamo arrivare se messi a dura prova dalla vita e fin dove possiamo sopportare, una domanda reale e cruda la cui risposta spesso, troppo spesso, esplode in violenza e di cui le cronache sono piene. Gli ultimi saranno ultimi è una commedia dal gusto amaro che prende spunto dalla cronaca che racconta di persone disperate e disposte a gesti estremi quando subiscono ingiustizie.


Il contraltare caratteriale della protagonista è il marito, interpretato da Alessandro Gassmann, un uomo senza voglia di lavorare che spera sempre in un colpo di fortuna che gli permetta di guadagnare soldi facili. Il contrasto tra i due coniugi è ben evidente in tutto il film e rende ancora più amaro tutta la storia. Ci si aspetterebbe un finale tragico in toto ma sia i protagonisti che il regista hanno convenuto che era meglio concedere uno spiraglio di speranza allo spettatore. Si può condividere questa scelta finale.


Il film è una piacevole sorpresa, di certo una storia intensa e commovente, si ride e si piange e c’è anche una critica politica dietro il perbenismo e l’ottimismo di facciata che esplode nella cruda realtà dei suoi protagonisti e di un intero Paese.



(12 novembre 2015)



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