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La depressione: quando e come uscirne

Della depressione – una delle patologie più diffuse nel mondo moderno – si parla molto e male. Tutti noi ne conosciamo gli effetti rovinosi. Siamo consapevoli di quanto sia devastante come patologia. Sappiamo che porta le persone a trincerarsi in un castello inesistente, a soffrire senza capirne nemmeno il motivo, a non alzarsi dal letto benché questa condizione di letargia non sia sonno vero ma malessere – pressante e rovinoso. Sappiamo che chi ne è affetto si sente angosciato, ansioso, triste e abbattuto tutto il dì, mentre qualcosa di cupo, e nero, e cattivo succhia la sua energia vitale. Sappiamo che può portare insonnia o ipersonnia, stanchezza, sensi di colpa, inappetenza, irritabilità, affaticamento, intenzioni suicide.


Sappiamo tutte queste cose, eppure certe volte pecchiamo di ottusità: non vedendo quello che abbiamo davanti agli occhi accusiamo le persone di pigrizia, di vittimismo, di falsità e chi più ne ha ne metta. La maggior parte delle persone non sa quando chiedere aiuto, o a chi. È bene sapere che dopo due mesi di pensieri cupi e di tristezza continuata bisogna rivolgersi agli esperti: psicologo o psichiatra sapranno aiutare chi è nel baratro a trovare la forza per uscirne. Il primo si occuperà, tramite varie tecniche psicoterapeutiche, di eliminare lo stato depressivo andando a fondo nella vita del paziente, in modo da sciogliere i nodi che provocano lo stato di malessere; il secondo potrà – ovviamente dopo un’attenta e precisa analisi della situazione – decidere se coadiuvare all’intervento delle parole il potere di una terapia farmacologica.


C’è comunque da dire che gli interventi fai-da-te sono da evitare assolutamente: i farmaci, in sé per sé, non hanno valore ma vanno affiancati a una terapia di psicoterapia. Non si cura la depressione con antidepressivi presi come fossero acqua pura – ci basti pensare che il consumo degli antidepressivi, dal 2001 al 2009, è salito del 114%. Mai e poi mai si deve pensare: “Vediamo se passa da sola”, perché non passa da sola – solo la depressione reattiva, quella che avviene dopo un grave lutto, talvolta regredisce spontaneamente a mano a mano che si metabolizza la perdita.


Se pensate di soffrirne non date adito a chi vi sprona a sollevarvi senza aiuti – le frasi “Tirati su!”, “Ci sono problemi più gravi…” e “Basta volerlo!” non sono tollerabili né da stare a sentire – ma rivolgetevi a chi di dovere, e vedrete che le cose andranno notevolmente meglio. Quindi, se soffrite di depressione non ve ne vergognate – è più diffusa di quanto si pensi: il 25% delle donne e il 15% degli uomini hanno avuto un episodio depressivo almeno una volta nella vita – e se invece a soffrirne non siete voi ma un vostro caro, agite con intelligenza e velocità: ogni minuto è oro per uscirne.



(17 novembre 2015)



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