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La felicità? Tutta questione di cervello

La felicità non è una condizione diffusa, né tantomeno una condizione permanente – o almeno questo è quello che la maggior parte di noi pensa. Ai due lati dei più numerosi che si limitano ad alternare momenti di felicità con momenti di sconforto – senza un perché o un senso – ci sono altri due tipi di individui: i più pessimisti che, tra pianti, e ansia, e attacchi di panico, e depressioni varie e diverse il bicchiere non lo vedono né mezzo pieno né mezzo vuoto ma vuoto del tutto e anche asciutto; e i più ottimisti che ogni cosa è bella, e c’è il sole anche quando fuori è inverno, e il tempo è buio e tempestoso – e sono quelli che se comprano una schedina qualcosa la vincono, sempre e comunque, come se il loro essere perennemente sorridenti alla vita porti ulteriori allegrie. Comunque, in qualunque modo la si veda, noi tutti siamo talmente presi dal raggiungimento dell’agognata felicità da farne missione vitale – se ne parla tanto che non è possibile non cercare di raggiungerla.


Quello che non sappiamo è che la felicità di ognuno di noi è direttamente legata al nostro cervello. Uno studio condotto dall’Università di Kyoto da Wataru Sato e pubblicato sulla rivista Scientific Reports dimostra che chi ha il procuneo – una piccola area del cervello situata all’apice del cervello – di dimensioni maggiori è capace di assaggiare la felicità in più occasioni vivendo, di conseguenza, una vita più serena e dominata dalla realizzazione di sé. Il procuneo è coinvolto in varie funzioni, importantissime: è presente nella memoria episodica e nell’immaginazione visuale-spaziale, e presiede ad alcuni aspetti della coscienza e della riflessione su se stessi. Dopo aver preso un nutrito numero di individui per il proprio studio, i ricercatori hanno chiesto loro quanto si sentissero appagati dalla propria vita e il loro livello di felicità; hanno quindi notato che chi aveva la predisposizione a essere più felice aveva anche un procuneo più grande. Gli autori del lavoro comunque sono chiari: è riduttivo indicare il procuneo come unica sede della capacità di sentirsi felici, ma questa è una scoperta essenziale per comprendere i vari e difficoltosi circuiti neurali che presiedono questa bramata sensazione. 


Federica Cabras
(30 novembre 2015)

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