Ultime Notizie

La guerra del latte continua: gli allevatori in protesta all’Antitrust

Grande manifestazione di protesta venerdì scorso a Roma davanti alla sede dell’Antitrust da parte della Coldiretti e di tutti gli allevatori che in questi giorni si stanno battendo in quella che è stata definita “guerra del latte”.


In centinaia si sono presentati nella capitale per protestare contro la provocante proposta della Lactalis che, alla richiesta dei produttori di un aumento del prezzo del latte alla stalla fissato a 34 cent a litro, ha dichiarato di essere disposta a pagare 35 cent al litro. Un aumento di un cent, dunque, ma i produttori non ci stanno. Gli allevatori, indignati e pronti a combattere lo strapotere della multinazionale francese che negli ultimi dieci anni ha acquistato i più noti marchi (Galbani, Parmalat, Locatelli e Invernizzi) giungendo a controllare un terzo della produzione di latte italiano, hanno svuotato due secchi di latte in polvere davanti alla sede dell’Antitrust per simboleggiare “una battaglia di civiltà” e difendere il Made in Italy dai prodotti d’importazione.


Lactalis, assieme a Danone e Nestlé, è stata condannata già in Francia e Spagna dall’Antitrust a pagare una multa di sessanta milioni di euro per aver dato vita a cartelli illegali che avevano il compito di controllare la spartizione del mercato e fissare i prezzi agli allevatori. La rigidità dei prezzi imposti dall’azienda, secondo Coldiretti, non tiene conto della legge 91 del luglio 2015 che impone che il prezzo alla stalla sia commisurato ai costi di produzione. “Si tratta di un complotto finalizzato a far chiudere le stalle, dimezzare la produzione italiana e favorire l’importazione dei prodotti esteri con meno controlli e bassa qualità”, ha affermato il presidente Roberto Moncalvo.

Il punto della situazione
Il latte: quell’alimento bianco, denso, dal gusto dolce e delicato, ricco di energia, di cui i bambini sono ghiotti ed indispensabile alla produzione di quei formaggi tipici (DOP) che fanno gola ai più grandi. La bevanda che in Italia rappresenta una delle risorse più importanti per il settore agro-alimentare. Buono per preparare salse e condimenti per la pasta, ed indispensabile per l’impasto di moltissimi dolci e torte.
Ed è proprio il latte ad essere al centro dell’accesa vicenda che in questo giorni ha visto la mobilitazione di migliaia di allevatori prima presso il centro distributivo della Lactalis ad Ospedaletto Lodigiano (Lodi), poi estesosi nel Pavese, a Milano, Bologna, Mestre, Bari e Roma. Le ragioni della protesta sono dovute al prezzo del latte alla stalla, fissato a 34 cent. Tale importo, secondo quanto sostenuto da Coldiretti, non copre i costi di produzione, che si aggirano tra i 38 e i 41 cent al litro, e non è neppure sufficiente per provvedere all’alimentazione degli animali. Nell’ultimo anno, in particolare, il prezzo del latte alla stalla è sceso di circa il 20%, da 44 cent a litro a 34, mentre il prezzo con cui è venduto ai consumatori continua a salire. I maggiori introiti, dunque, andrebbero a vantaggio dell’industria di trasformazione e distribuzione.
“Giusto prezzo per allevatori e consumatori. Stop alle speculazioni”, recitano alcuni slogan, mentre la Coldiretti avanza l’idea di un complotto delle multinazionali a discapito del Made in Italy. Il rischio, per l’Italia, è quello di perdere la produzione di latte. Nell’ultimo anno è stata registrata la chiusura di circa mille stalle, mentre studi di settore dimostrano che ogni giorno arrivano in Italia circa 3,5 milioni di latte importato (proveniente da Germania, Austria, Ungheria, Slovenia, Francia), corrispondente ad oltre metà dell’intera produzione. Stando alle indagini svolte dal CLAL, ente che si occupa di svolgere analisi di mercato lattiero caseario registrando andamenti e tendenze, il problema nasce dall’incapacità da parte della produzione italiana di coprire la domanda interna, in quanto gran parte della produzione di latte è adoperata per la produzione di Formaggi Tipici DOP. Inoltre, sempre il CLAL mostra che il latte italiano costa molto più del latte francese e tedesco, che si assesta tra i 29 e i 32 cent a litro, in quanto sottoposto a minori controlli qualitativi rispetto al latte italiano. 


“Io credo che gli italiani siano disposti a pagare qualche centesimo in più pur di avere un prodotto nazionale e non uno di importazione” afferma con convinzione un allevatore, sostenendo che il comparto agricolo non è responsabile dell’aumento vertiginoso del prezzo finale di vendita. Sotto accusa è anche la mancanza di norme precise e trasparenti circa l’etichettatura dei prodotti, che recano informazioni sul luogo di confezionamento ma non su quello di mungitura. A Milano diversi allevatori, convinti che la produzione di latte italiano possa essere salvata solo grazie all’unione di allevatori e consumatori, si sono riuniti dinanzi a un supermercato per sensibilizzare le persone e mostrare loro come riconoscere con certezza il latte italiano. La presenza, infatti, sull’etichetta del luogo di mungitura appare come garanzia del Made in Italy. Nel frattempo, il ministro alle Politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina, si è affrettato a firmare un Decreto per attingere al Fondo Latte e stanziare immediatamente 55 milioni di euro a sostegno degli allevatori italiani.


Anna Rita Santabarbara
(15 novembre 2015)



Prima Pagina on line (www.primapaginaonline.org) - Testata registrata al Tribunale di Bologna, pr. n. 8292 del 06/03/2013. Sito progettato da Templateism.com Copyright © 2011

Powered by Blogger.