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Letteratura inglese e generi musicali moderni: influenza o fusion latente?

Oscuro, tenebroso, sfuggente e misterioso, forse talvolta perfino etereo e incorporeo come un fantasma; il personaggio simbolo della letteratura inglese durante il secolo diciannovesimo appare, di volta in volta, con caratteristiche varie e si configura quale abile trasformista via via che le vicende delle quali è protagonista lo richiedono e le circostanze letterarie lo auspicano. Ma è comunque sempre dark, parola inglese dal significato netto e preciso (oscuro, nero, notturno) e dal suono che può evocare un mondo o una dimensione extrasensoriale.


Forse il personaggio dark per eccellenza e piuttosto credibile lo troviamo, per la prima volta, nel romanzo Cime Tempestose di Emily Brontë nella figura di Heathcliff, il quale pare voglia inaugurare una serie di personaggi, o meglio, tutta una stirpe di eroi tragici e neri che giungono fin quasi ai nostri giorni con la musica di stampo chiaramente british.
E veniamo al punto: qual è il rapporto o l'influenza della letteratura inglese sulla musica moderna inglese? Se non ci fosse stata tutta una serie di opere letterarie farcita di "eroi dark", ci sarebbe mai stata una musica di genere (pop, rock, techno, punk, elettronica e metal)? No, forse no. Personaggi come Johnny Rotten (voce dei Sex Pistols) o David Bowie, tanto per citarne alcuni, avrebbero visto la nascita o trovato ispirazione musicale e poetica senza una precedente tradizione dark ricca di fascino, accattivante, per certi versi incredibile e inverosimile? Quasi sicuramente no. I testi delle loro canzoni, il sound in grado di evocare e di penetrare certe atmosfere ambigue o borderline, inquietanti e lontane nonché il loro stile di vita fuori dal comune capace anche di scendere all'inferno e di passeggiare "a braccetto" con il diavolo hanno radici comuni nella letteratura della loro terra e della loro cultura di appartenenza.


Dopo la fine della seconda guerra mondiale, negli anni Sessanta e Settanta del Novecento, con la contestazione giovanile nei Paesi occidentali, si configura tutta la voglia di cambiamento, di libertà sfrenata e senza limiti che, a volte, sfocia in aperta rivolta e in profonda anarchia, specialmente negli adolescenti e in chi ha superato da poco la soglia dell'adolescenza. La musica, concepita in maniera nuova e “controcorrente”, per la prima volta separata da una certa tradizione secolare di perbenismo borghese e di manifesta aristocrazia, diventa il baricentro che sostiene, convoglia e diffonde idee, malumori, sogni di un'intera generazione la quale poi "passerà la fiaccola" a quelle future, si dà forma e immagine e si completa spaziando nei capolavori letterari del proprio patrimonio culturale nazionale.
Connubio, empatia, forse fusion latente piuttosto riuscita tra l'assolutamente nuovo delle note musicali e la magia senza tempo della tradizione letteraria. Oscuro, tenebroso, pieno di fascino e di mistero è oggi, più che mai, l'heavy metal classico e i suoi derivati, genere musicale che non è mai potuto prescindere dall'Inghilterra e dai suoi strati, sovrastati e substrati culturali, e dark sono i musicisti e i cantanti ad esso appartenenti; in primis la storica band degli Iron Maiden, i cui testi hanno sempre fatto riferimento esplicito a modelli letterari inequivocabili, spingendosi addirittura a musicare un intero componimento poetico, La ballata del vecchio marinaio di Samuel Taylor Coleridge, autore cult del Romanticismo.


E la lista potrebbe continuare. Ma non è importante ai fini di questa breve riflessione sul filo rosso che lega la letteratura inglese e i generi musicali moderni. Forse è importante mettere in evidenza ancora una cosa, e cioè come la cultura, l'arte, la sensibilità, un certo modo di pensare e di avere occhio critico, perfino le emozioni e le passioni tipicamente anglosassoni (estese a Stati Uniti, Australia, Sudafrica, tutti Paesi di lingua e anche cultura e tradizione inglese) siano divenute oggi, in era globale e post-moderna, quasi una sorta di "patrimonio dell'umanità", non da conservare certo ma del quale fruire, godere e dal quale attingere, e al quale modellarsi e rimodellarsi, prendere spunto o immedesimarsi, perfino conformarsi; "vetrina del gusto" artistico quotidiano che può essere apprezzata o disprezzata ma che comunque, alla fin fine, piace sempre, trasformandosi o rinnovandosi ad ogni giro di boa o ad ogni cambio di guardia di un mondo ormai in continuo e veloce mutamento.


Francesca Rita Rombolà
(4 novembre 2015)



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