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Myanmar, grandiosa vittoria di Aung San Suu Kyi

Finalmente in Myanmar potrebbe essere la fine del regime militare che da ben venticinque anni detiene il potere nel Paese; nelle recentissime elezioni la Lega Nazionale per la Democrazia ha battuto il partito dei militari e ha ottenuto oltre il 70% di seggi nel nuovo parlamento. Il partito del premio Nobel potrebbe forse governare da solo perché, se questi dati fossero confermati, avrebbe i due terzi dell’assemblea necessari per un governo monocolore.


Dopo tanti anni di prigionia e minacce, uniti a durissimi arresti domiciliari che impedivano al premio Nobel per la Pace San Suu Kyi ogni minimo movimento fuori da casa, potrebbe essere arrivata finalmente la soddisfazione di una grande e meritata vittoria. La San Suu Kyi non potrà diventare Presidente del suo Paese perché i suoi figli hanno nazionalità straniera, ma potrà comunque essere più presente ed influente nella vita politica dell’ex Birmania. Se la giunta militare manterrà davvero la promessa di non ostacolare la volontà popolare, in Myanmar potrebbero essere attuate quelle riforme che tutta la popolazione, soprattutto nelle aree più povere, aspettava da tanto tempo perché portatrici di una maggiore libertà, anche di espressione. Già nel 1990 la Lega Nazionale per la Democrazia aveva vinto le elezioni ma i militari avevano insabbiato tutto e accusato gli oppositori di brogli per screditarli di fronte ai loro elettori.


La giunta militare in tutti questi anni al potere ha sempre ristretto le libertà personali e gli oppositori politici sono sempre stati costretti a riunirsi in segreto; per coloro che venivano scoperti, le pene erano durissime e comprendevano anche lunghi anni di carcere e lavori forzati. La stessa Aung San Suu Kyi, proprio per la sua opposizione al regime militare, era stata arrestata ed incarcerata; la pena era stata convertita in arresti domiciliari solamente dopo le pressanti proteste della comunità internazionale. La leader aveva ricevuto il premio Nobel per la Pace per il suo impegno a favore della libertà di espressione e delle donne povere e maltrattate, ma per molti anni i suoi discorsi sono stati censurati e i suoi unici portavoce erano i figli, che vivono a Londra, ma ai quali era consentito vedere la madre in date ed orari prefissati.


Aung San Suu Kyi, nonostante la vittoria faccia ben sperare, dovrà comunque fare i conti con i militari perché la costituzione del Myanmar riserva loro di diritto un quarto dei seggi in parlamento e si può stare certi che i capi del regime faranno di tutto pur di impedire quelle modifiche che potrebbero togliere questo privilegio e non rinunceranno facilmente al potere e al prestigio.



(10 novembre 2015)


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