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Quanto sono sicure le nostre città?

Gli attentati di Parigi riportano drammaticamente in primo piano il tema della sicurezza nelle nostre grandi città; è dimostrato che cellule islamiche dormienti sono vicino a noi, nei nostri quartieri e possono colpire all’improvviso, senza che noi ce ne accorgiamo. Per le nostre forze di sicurezza e di intelligence è difficile controllare che nessun terrorista si infiltri nella nostra società, visto che molto spesso coloro che sembrano i più integrati ed aperti sono proprio i più pericolosi; questa difficoltà a distinguere tra musulmani moderati ed estremisti porta alla nascita di un clima di tensione, razzismo e diffidenza in cui a rimetterci sono sempre i più deboli e innocenti.


L’ultimo terrorista del commando che venerdì sera ha seminato morte, distruzione e paura a Parigi e in tutta Europa, Abdeslam Salah, è nato e cresciuto nel quartiere multiculturale di Bruxelles e si sarebbe avvicinato alle idee più estremiste in Siria. Anche gli altri jihadisti erano cittadini belgi e francesi che all’improvviso, mossi da un odio incontenibile, hanno deciso di unirsi e di colpire al cuore Parigi, la metropoli da sempre simbolo di accoglienza.
I 129 morti di Parigi erano ragazzi e ragazze che, dopo una settimana di lavoro, avevano deciso di passare una serata divertente a sentire il concerto degli “Eagles of Death Metal” o al ristorante a chiacchierare con gli amici; all’improvviso la serata che doveva essere di festa si è trasformata in un incubo e lacrime e sangue hanno preso il posto delle risate e delle canzoni. Dopo l’attacco a Charlie Hebdo e al supermercato ebraico Parigi, e con essa tutta l’Europa, si scoprono ancora una volta vulnerabili ed impreparate a fare fronte ad un terrorismo che nasce proprio in alcune zone delle nostre città.


Il governo francese, insieme a quello belga, sta portando avanti una caccia all’uomo senza precedenti e nel frattempo si stanno effettuando perquisizioni in tutta Europa durante le quali sono stati arrestati insospettabili cittadini con chiare simpatie jihadiste. La Francia ha cominciato a bombardare la città di Raqqa, nel nord della Siria, la roccaforte del Califfato e ha promesso che punirà molto duramente tutti coloro che hanno avuto una responsabilità nel pianificare gli attacchi a Parigi. Il Presidente Hollande ha fatto sapere che continuerà a lavorare anche sul piano diplomatico per limitare l’impatto dei raid aerei sulla popolazione civile, che è anch’essa ostaggio degli uomini del Califfato. I miliziani, quando prendono il controllo di una zona, infatti, costringono tutti ad una conversione forzata alla religione islamica e proibiscono ogni divertimento; chi si rifiuta viene uccisi subito se uomo, mentre le donne vengono usate come schiave sessuali.


Adesso la domanda che ci dobbiamo porre è: “Saranno in grado i governi occidentali di evitare che si ripetano altre atrocità come quelle di Parigi”? Senza un adeguato controllo delle frontiere, unito a misure drastiche contro l’ISIS, nascosti tra la marea umana dei rifugiati molti potenziali terroristi stanno entrando o sono già entrati in Europa e sarà sempre più difficile scoprirli ed espellerli.


(16 novembre 2015)



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