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Sono i fotografi i nuovi pittori?

Da oggi la pittura è morta”, così il ritrattista Paul Delaroche commentò la nascita di quell’invenzione che avrebbe cambiato radicalmente il mondo dell’arte: la fotografia. Se la maggior parte dei pittori del XIX secolo accolse la novità con scetticismo, quella più acuta vide in essa una tecnica efficace e assai più economica per catturare le immagini. Fu subito apprezzata da giornalisti e storici, basti pensare che già nel 1841 Frederick Catherwood fece riprese nello Yucatán, così come l'inglese Roger Fenton ci ha lasciato alcune foto della guerra di Crimea.


Ma nel rapporto con la pittura la strada fu decisamente più in salita; bisognerà, infatti, aspettare il dadaismo e il surrealismo perché alla fotografia venga riconosciuto il suo giusto potenziale, nonché intrinseca autonomia. Considerata agli inizi come l'ultima ancella delle arti, essa fu utilizzata soltanto come base di ispirazione per i più noti pittori dell’Ottocento. Ad esempio il parigino Eugène Durieu fece molti scatti di nudi per Delacroix, parimenti Ingres e Courbet, i quali usarono le fotografie come modelli per i loro dipinti. Celebre è una litografia, che trae spunto da una foto scattata da Nadar, realizzata da Manet per Baudelaire, che si era mostrato ostile verso la nuova arte, dopo aver partecipato ad una delle primissime mostre fotografiche, tenutasi nel 1859 agli Champs-Élysées, affermando che la fotografia aveva contribuito all'immiserimento del genio artistico francese, già tanto raro.


Sempre nella stessa recensione pubblicata nel ‘59 il poeta maledetto scriveva: “Se si permette alla fotografia di sostituire l'arte, essa l'avrà ben presto soppiantata o corrotta completamente, grazie alla naturale alleanza che troverà nella scempiaggine della moltitudine”. Chissà quanto avrebbe riso Baudelaire nel vedere oggi quanto si sentano fotografi quelli che hanno più di mille seguaci su Instagram o che scattano al giorno una sessantina di foto con una reflex appena acquistata, avendo scambiato il proprio bagno per un set pubblicitario. Certo nessuno potrebbe biasimare l'autore de Les Fleurs du mal: il nuovo spaventa sempre, allarma soprattutto chi è dell’avviso che il mondo, invecchiando, peggiori.


Eppure, a Baudelaire, che considerava la democrazia qualcosa di sopravvalutato, anticipando così Frank Underwood, il protagonista della serie tv House of Cards, replico che adesso la fotografia non soltanto non è più un'umile serva della pittura, né una sua naturale continuazione, ma una nuova arte capace di raccontare poeticamente l'invisibile. “Non mi sono mai chiesto perché scattassi delle foto. In realtà la mia è una battaglia disperata contro l’idea che siamo tutti destinati a scomparire. Sono deciso ad impedire al tempo di scorrere. È pura follia” – sono queste le parole con cui Robert Doisneau spiegava la sua innata passione. Passeggiando per le vie di Roma, accanto ai turisti che consumano con i loro flash l'incantevole panorama del Gianicolo o ai cinesi più attrezzati, che camminano tenendo in mano il bastone del selfie, oggetto più venduto del 2015, il che la dice lunga sulle condizioni del nostro mondo, non è difficile trovare una galleria fotografica entro cui perdersi. L'Italia è piena di tesori nascosti, benché l'arte sia, probabilmente, la Cenerentola dei finanziamenti mai stanziati dalla classe dirigente.


L'ultima mostra a cui ho avuto modo di partecipare, dal titolo Aspettando il red carpet, organizzata da Plus Arte Puls, tenutasi lo scorso 13 ottobre, a viale Mazzini, ha visto protagonisti 28 scatti di cui 14 tra i migliori fotografi romani: Maria Laura Antonelli, Alessandra Benedetti, Riccardo Cesari, Karen Di Paola, Tiziana Fabi, Lucia Gardin, Evandro Inetti, Davide Lanzilao, Stefano Micozzi, Camilla Morandi, Piergiorgio Pirrone, Leonardo Puccini, Ernesto Ruscio e Elisabetta Villa, che si sono dati appuntamento per raccontare l'altra faccia del cinema, quella fatta di passerelle, attese, abiti, luci e stelle. Perché senza fotografia non c'è magia e senza riflettori l'attore non esiste.


Di Piergiorgio Pirrone, che è stato uno degli ideatori di quest'iniziativa, che speriamo si ripeta al più presto, pubblichiamo per voi, amici di Prima Pagina on line, alcuni meravigliosi scatti. Come diceva la scrittrice di gialli Agatha Christie: “Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”, sono sicura che alla terza foto di Piergiorgio, premiato fra l’altro al Venice Movie Stars Photography Award, avrete la "prova" che davvero i fotografi sono i poeti per immagini dei giorni nostri. Alla faccia di Baudelaire che non c'avrebbe scommesso neanche un franco. 


(1° novembre 2015)





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