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Stralci di guerra nel XXI secolo: un libro quanto mai attuale

Nel 2011, ossia ben quattro anni fa, ho pubblicato un libro dal titolo Stralci di guerra nel XXI secolo per la Enter Edizioni. Non si tratta di un saggio, né di un testo filosofico ma di un testo letterario: una serie di racconti collegati tra loro da un sottile "filo rosso", come anelli di una catena o perle di una collana che alla fine si saldano l'uno all'altro per dar forma a un qualcosa di unitario e definito.


Cosa si racconta di preciso in questo mio libro? Ecco un estratto dall'introduzione:

Stralci di guerra nel XXI secolo racconta episodi di guerra, non di una guerra in particolare, ma della guerra e di tutte le guerre che hanno insanguinato ed insanguinano il pianeta in questo primo scorcio del ventunesimo secolo. Già dalla fine del secolo scorso e per tutto l'inizio del nuovo fino ad oggi, si è andata consolidando la consuetudine di inviare contingenti militari di varie nazionalità che, sotto la bandiera dell'O.N.U. (organizzazione delle Nazioni Unite), si recano in quei paesi dove un equilibrio politico instabile o inesistente o una guerra civile in corso richiede un intervento internazionale super partes. Però a volte, forse, sembra esserci in gioco molto di più sullo scacchiere internazionale. Il mondo occidentale (con in testa gli Stati Uniti d'America) diviene sempre più paladino della democrazia, dei diritti umani e civili, di uno stile di vita liberale e rispettoso dell'individuo in aree del globo dove tutto questo è sempre mancato e continua a mancare. Eppure farsi portatore di valori, anche se positivi e con il nome di ‘missione di pace’, ha comportato (e comporta) l'alto rischio di conflitto ideologico e materiale (lo abbiamo constatato e lo constatiamo). Contraddizioni di questo strano e controverso ventunesimo secolo? Forse ci si sofferma sui temi più importanti del nostro tempo: il terrorismo, in primis, i paesi stretti nella morsa dell'integralismo religioso, delle rivalità tribali, di una serie di problemi urgenti e di forte impatto sull'opinione pubblica mondiale che possono far mutare, decidere, coinvolgere o travolgere l'assetto dell'intero pianeta. Vi trasparisce, forse, anche ciò che la globalizzazione può realizzare o determina quale conseguenza, lo scontro/incontro fra culture e civiltà, fra Oriente e Occidente, il predominio odierno dell'Occidente con le sue idee e la sua sofisticata tecnologia. Però, in definitiva, un solo tema sembra dominare sugli altri, antico quanto l'uomo, vecchio più del mondo: il tema della Morte. Della Vita e della Morte insieme, apparentemente così contrastanti e ‘rivali’ eppure, in realtà, inseparabili; in fondo le due facce di una stessa medaglia”.


Il terrorismo di matrice islamica non è un fenomeno recentissimo, ma colpisce ormai con una certa frequenza e sembra allargarsi quasi a macchia d'olio. Il suo scopo primario sembra essere la guerra santa contro la cultura e la civiltà laiche (quella occidentale per prima), e una "guerra santa", indipendentemente dal credo religioso, è sempre radicale, e cesserà solo quando chi la dichiara e la combatte ha annientato del tutto il nemico (o non è stato annientato, al contrario, del tutto dal nemico), cioè quando il suo mondo e la sua civiltà sono ormai distrutti e non esistono più (questo almeno nelle intenzioni del piano generale). Abbiamo assistito, appena qualche settimana fa, ai fatti di Parigi. Da anni ormai siamo abituati a vedere, a sentire, ad apprendere notizie di stragi di innocenti in attentati terroristici dove attentatori kamikaze uccidono gli altri e se stessi in una sequela che può apparire talvolta anche irreale. Siamo ormai assuefatti a ciò, ma non manchiamo di indignarci, di sentire come un'onda montante, la rabbia, il disgusto, il rifiuto, l'impotenza, l'ineluttabilità di fronte ad abnormità del genere.


Il terrorismo non è una guerra che si combatte ad armi pari. È oscuro, subdolo, imprevedibile quanto improvviso, logorante perché lungo, senza una possibile risoluzione che si possa intravedere all'orizzonte. E il mondo ne soffre. L'umanità ne soffre. L'uomo ne soffre. Se un giorno dovessimo vederne la fine assoluta, cosa diremo o penseremo tutti, dai capi di Stato delle nazioni più potenti all'uomo della strada? Forse il giorno dopo ci accorgeremo tutti, proprio tutti, che il cielo è azzurro (un cielo che guardavamo sempre senza vederlo) e che c'è un sole splendente (un sole che guardavamo soltanto senza vederlo splendere). Per chiunque, nessuno escluso.


Francesca Rita Rombolà
(25 novembre 2015)



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