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Terrorismo, paura e coraggio

Ogni individuo, società e cultura ha le sue paure, ed è difficile dire quali siano le peggiori; questo perché le umiliazioni fanno male soffocando ogni libertà, inquinando pensieri, sentimenti e facendo perdere il senso della realtà.
La paura è un aspetto di debolezza, specie quando la proviamo noi stessi, dal bambino che piange all’animale nei cui occhi si legge la paura di morire; rendendoci quindi conto di esserne come schiavi, proviamo imbarazzo ed un senso di indignazione per non essere liberi come vorremmo.


Il coraggio non è altro che la capacità di saper convivere con le nostre paure, senza vergognarsene e di sapersi riprendere tutte le volte che si viene “messi al tappeto”, ma quando la minaccia arriva alla porta (e prima o poi arriva sempre) occorre la forza d’animo; non si sarebbe potuto rispondere al nazismo senza la fermezza di chi ha saputo morire, e anche uccidere, per combatterlo.
Dai drammi delle Torri Gemelle a quelli dei giorni nostri, proviamo forse più paura di quanta ne abbiano i nostri nemici, ossia tutti coloro che ci minacciano, forse perché manca il coraggio e ci si è lasciati preda delle angosce senza pensare invece che è sbagliato lasciarsi travolgere dall’immediatezza delle immagini tragiche di quelle vite spezzate in Francia o Kenya e che è sbagliato vedere soltanto il buio.
Il coraggio smaschera tutto ciò e sebbene stretti nella paura, dobbiamo sapere che esistono anche altre cose degne di essere amate, desiderate e godute; vivere questa forza di coraggio ci ha portati nei secoli alla libertà da tiranni (vecchi e nuovi) ben più deliranti ed oppressivi di quelli con cui oggi rischiamo di aver a che fare.


Nazismo, terrorismo internazionale e califfato hanno da sempre dichiarato apertamente il proprio delirante credo con una “propaganda” spietata fatta di psicosi, falsi allarmi, dicerie vere o presunte, ma fortunatamente la gente oggi ancora sbuffa più per i controlli all’aeroporto che per altro; non è detto che si tratti di coraggio e forse è solo l’incapacità di percepire che una nostra città potrebbe venire colpita come New York, come un automobilista che, quando fa un sorpasso in curva pur sapendo quanti incidenti mortali ciò comporti, è certo di non morire, che non toccherà a lui.
È difficile sapere se questa mancanza di immaginazione costruttiva della nostra natura sia dannosa o protettiva ma ci preserva dal renderci conto che in ogni istante ci sono pericoli che incombono su di noi e che se ci pensassimo saremmo del tutto inibiti dalla paura; preoccupati come siamo dalle nostre magagne quotidiane, non riusciamo a staccarcene per pensare a nuovi pericoli, come a dire che un attacco terroristico preoccupa ma poi ci spaventa di più vincere fobie coltivate per tutta la vita, dal mal di stomaco all’emicrania, dalla depressione all’insonnia.


La paura ed il coraggio nella nostra mente così occupata da mali familiari hanno poco spazio, se però la sensazione di paura sarà in futuro dominante e renderà più che reale dover accettare il rischio o la certezza di morte, le virtù dei “tempi duri”, fra le quali il coraggio, sapranno emergere al momento opportuno.


(18 novembre 2015)



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