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Crac di quattro banche, esplode la rabbia dei risparmiatori

Molti italiani decidono di sottoscrivere qualche piccolo investimento a basso rischio per tutelare i propri risparmi. Ed effettivamente quanti leggono le tante, minuscole clausole contenute nel contratto? Praticamente nessuno. Ci si fida delle spiegazioni di un impiegato della banca, al quale si consegnano i soldi faticosamente guadagnati, firmando ripetutamente scartoffie incomprensibili.


Così hanno agito anche i risparmiatori di Banca Etruria, Carife, Carichieti e Banca Marche, le quattro banche finite in liquidazione in questi giorni. Chi detiene depositi, conti correnti e obbligazioni ordinarie è salvo, ma chi ha sottoscritto azioni e obbligazioni subordinate ha perso tutto. In particolare, quasi la metà di chi possedeva obbligazioni subordinate nelle banche incriminate erano tutt’altro che “speculatori”: si tratta di risparmiatori spesso in età avanzata. Persone che hanno messo da parte la pensione o il TFR, optando per l’acquisto di titoli considerati a rischio zero dalle banche. Esattamente com’è successo a Luigino D’Angelo, 68 anni, un pensionato di Civitavecchia che, dopo perso tutto nel crac di Banca Etruria, si è tolto la vita impiccandosi sulla scala di casa. La sua ultima lettera è un pesantissimo atto d’accusa verso la banca, nella quale si è recato per mesi a chiedere spiegazioni, dopo aver scoperto la differenza tra titolo normale e subordinato. I funzionari l’hanno continuamente rassicurato, rimarcando la sicurezza dell’investimento, poi diventato cartastraccia.


Mentre la Procura di Civitavecchia apre un’inchiesta per istigazione al suicidio, gli altri risparmiatori traditi danno battaglia. Dopo la protesta davanti a Montecitorio, hanno in programma una manifestazione a Firenze davanti al Piazzale della Leopolda, sede della consueta convention renziana. Simultaneamente si scontrerebbero due diverse narrazioni dell’Italia: da un lato il segno più del PIL, la ripresa dei consumi e dell’occupazione, dall’altro la rabbia delle vittime del tracollo bancario, che sembra riportare indietro le lancette della crisi al 2008. Come prima possibile soluzione, il governo ha pensato a un fondo di solidarietà di 80 milioni di euro, garantito in parte dallo Stato e in parte da altre banche. Spetterebbe alla Consob la valutazione dei rimborsi caso per caso attraverso l’arbitrato.


Gloria Gattoni
(12 dicembre 2015)



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