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El Niño sconvolge il mondo: via all’allarme umanitario

Il 2015 verrà ricordato come uno degli anni più caldi degli ultimi decenni. Ad affermarlo è l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) che guarda con grande preoccupazione ai fenomeni climatici anomali che stanno interessando in questi ultimi mesi diverse aree del mondo. In particolare, secondo il segretario generale Michel Jarraud, il surriscaldamento dell’atmosfera terrestre è dovuto, oltre che all’inquinamento globale, anche ad un fenomeno del tutto naturale: El Niño.


Traducibile in italiano come “Il Bambino”, El Niño è un evento climatico che si verifica ogni due-sette anni nel Pacifico centrale nei mesi di dicembre e gennaio (il nome, dunque, è un riferimento al periodo dell’anno che coincide con la nascita di Gesù Bambino) ed è determinato dall’interazione reciproca tra correnti atmosferiche ed oceaniche che producono un generale riscaldamento del clima, con ripercussioni in tutto il mondo. La temperatura del mare aumenta da 0,5°C ad un massimo di 4°C, mentre venti caldi soffiano verso est, investendo l’America meridionale e centrale e determinando un’alterazione della regolare alternanza tra periodi di siccità e piovosità, nonché una diminuzione della quantità di pescato.
La NASA sottolinea che quest’anno gli effetti di El Niño potrebbero essere particolarmente negativi, tanto da far guardare con preoccupazione al 1998, anno in cui il fenomeno si manifestò con particolare violenza, con aspra siccità in alcune aree a abbondanti piogge in altre. In effetti, le conseguenze di questo particolarissimo evento climatico stanno già mostrando i loro esiti devastanti in diverse zone del pianeta. Il Paraguay, l’Argentina, l’Uruguay e il Brasile, ad esempio, hanno assistito alle più violente inondazioni degli ultimi cinquant’anni, costringendo circa 150.000 persone a lasciare le proprie case (100.000 delle quali solo nella capitale del Paraguay). Straripamenti di fiumi e allagamenti si sono verificati in questi ultimi giorni anche nel Missouri (USA), dove sono morte 13 persone, proprio mentre la tempesta Frank si abbatteva sul nord del Regno Unito, obbligando centinaia di inglesi ad evacuare le proprie abitazioni. Ma le conseguenze di El Niño non sembrano terminare qui. Il Circolo polare artico ha, infatti, registrato temperature superiori alla media e la Norvegia, Paese particolarmente freddo in questo periodo dell’anno con temperature medie di -25°C, ha visto il termometro salire a -2°C. Qualcuno sembra sottolineare, tuttavia, che l’evento non durerà a lungo, ma certamente basta a frenare la formazione dei ghiacciai invernali artici, con un conseguente innalzamento del livello del mare.


Il clima mite ha lasciato la propria impronta anche in Europa, dove gli agricoltori dovranno raccogliere insalata, fragole e asparagi con largo anticipo e, mentre In Italia Roma e Milano soffocano sotto la cappa di gas inquinanti, in Francia diversi villaggi sciistici hanno provveduto a far lanciare dagli elicotteri circa dieci tonnellate di neve per non vedere i propri affari andare a rotoli a causa dello scarso afflusso di turisti. Ma se una parte del mondo sembra essere vittima di un generale innalzamento delle temperature, nel nord del Messico, ed in particolare nel deserto di Sonora, la neve cade per la prima volta dopo ben 33 anni sulla terra arida ed il gelo inaspettato uccide tre persone.
Secondo il prof. Nicholas Klingaman dell’Università di Reading in UK, a soffrire per gli effetti di El Niño sarebbero soprattutto le popolazioni del sud del mondo. “Molti Paesi stanno assistendo ad una riduzione delle piogge del 20-30%”, fa notare il professore, evidenziando che in India e in Indonesia la ridotta azione dei monsoni è una delle maggiori cause di siccità.
Il Dipartimento per lo Sviluppo Internazionale (DPS) ha lanciato l’allarme siccità soprattutto per le popolazioni africane, sottolineando che è assolutamente necessario intervenire per salvare la vita di circa 2,6 milioni di persone tra cui 120.000 bambini che rischiano di morire per malnutrizione. Causa l’assenza di piogge determinata da El Niño e la conseguente carestia, il cui picco più alto è previsto per febbraio 2016, che colpirà non solo le colture ma mieterà anche molte vittime tra i capi di bestiame. “Da gennaio circa 8 milioni di persone potrebbero già rimanere senza cibo”, afferma allarmato Nick Hurd, membro del DPS. “Mettere in sicurezza questa gente è importante non solo per la salute dei loro Paesi, ma anche per gli interessi dell’Europa. Solo proteggendo e stabilizzando questi territori a rischio è possibile evitare che la popolazione lasci la propria casa in cerca di una nuova”. Ripercussioni socio-economiche, dunque, che andrebbero a danneggiare non solo le già colpite coltivazioni di cacao, riso, caffè e zucchero, ma scatenerebbero nuove ondate migratorie che andrebbero ad aggiungersi a quelle già consistenti dirette verso il Nord Europa e i Paesi più sviluppati.


Ma El Niño non durerà a lungo. Nei primi mesi del 2016, infatti, è atteso l’arresto del fenomeno che verrà sostituito dal suo antagonista, La Niña, che determinerà un generale raffreddamento delle correnti oceaniche del Pacifico centrale e delle correlate correnti atmosferiche. Tornerà, tutto alla normalità, dunque? Assolutamente no: il caldo anomalo lascerà il posto a pesanti piogge che bagneranno l’Europa fino alla prossima primavera.


Anna Rita Santabarbara
(31 dicembre 2015)



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