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I maschi e la loro maggiore capacità d’orientamento

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Io non ho alcun senso dell’orientamento. Abito nello stesso posto da quando sono nata e i tragitti sono, seppur con minime varianti, sempre gli stessi; tuttavia talvolta rischio, anche in questi luoghi triti e ritriti, di perdermi. Non so come né perché, ma mi guardo attorno incerta e un po’ confusa se devo andare in un posto dove non vado tutte le settimane.


Adesso uno studio mi dice che questo avviene perché sono donna. Pare che i maschietti – loro che alla domanda telefonica se si debba andare, a quel famoso incrocio nella città tal dei tali, a sinistra o a destra sbraitano, nervosi “Non ci credo eh! Sempre stessa storia! Non cambierai mai... Destra, comunque!” – complice il testosterone e la devozione per i punti cardinali, siano più capaci di trovare l’uscita da un labirinto. I ricercatori della Norwegian University of Science and Technology (NTNU) di Trondheim hanno condotto uno studio dimostrando come gli uomini giungano più velocemente alla meta delle donne. A 18 donne e 18 uomini è stato fornito un joystick ed è stato dato loro un breve lasso di tempo – 30 secondi – per completare ciascuna delle 45 attività richieste. Gli uomini sono riusciti nel 50% delle imprese; pare che si orientino grazie ai punti cardinali e non si facciano distrarre dal luogo di partenza e in più usano l’ippocampo – contro le zone frontali del cervello usate dal sesso debole. Probabilmente tutto questo deriva dall’antichità: gli uomini erano cacciatori, le donne raccoglitrici; il cervello di entrambi si è allenato e evoluto in modo differente, insomma.


Per la seconda parte dello studio sono state chiamate a raccolta 42 donne – che non erano le stesse della prima parte – e, joystick alla mano, sono state avanzate richieste uguali a quelle della prima parte. Tuttavia a metà di esse è stata iniettata una goccia sotto la lingua di testosterone, all’altra metà è stato somministrato un placebo. La conclusione? È stato usato maggiormente l’ippocampo, ma non sono stati risolti più compiti.


Questo studio è utile per le malattie del cervello – che, è risaputo, sono differenti da un sesso all’altro. Tramite la conoscenza delle aree sfruttate del cervello in condizioni di bisogno si potranno attuare strategie per combattere l’Alzheimer.


(11 dicembre 2015)



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