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Il mondo tra le minacce del terrorismo e i cambiamenti climatici

Ieri, in una Parigi più che mai blindata e ancora sotto shock per gli attentati del 13 novembre, si è aperta la COP 21, cioè la Conferenza delle parti organizzata dalle Nazioni Unite in cui i potenti della Terra discuteranno di come limitare le emissioni di gas nocivi e contenere l'innalzamento della temperatura media del pianeta entro i due gradi centigradi.


Ora più che mai il mondo è diviso tra la minaccia degli attacchi del terrorismo internazionale e quella degli sconvolgimenti del clima; tutti e due questi problemi devono essere affrontati al più presto se vogliamo consegnare alle generazioni future un mondo più sicuro e più pulito in cui i popoli vivano in pace e nel rispetto reciproco.
Gli attentati che hanno sconvolto Parigi e tutta l'Europa ci hanno costretti a pensare alla sicurezza in un modo nuovo perché ci siamo improvvisamente accorti che il jihadismo non è confinato solo in Paesi lontani, di cui sentiamo parlare al telegiornale della sera mentre siamo al sicuro nelle nostre case, ma è un problema reale che può colpire anche nelle nostre città quando e dove meno ce lo aspettiamo. I maggiori controlli nelle stazioni, negli aeroporti e negli altri punti sensibili sono la testimonianza che non potremo dirci tranquilli fino a quando il sedicente Califfato ed i suoi sostenitori non saranno definitivamente sconfitti, ma perché ciò avvenga serve una strategia precisa concordata a livello globale, visto che i terroristi attraverso le cellule dormienti e la propaganda in Internet operano ormai su vasta scala.


Anche i cambiamenti climatici ormai ci toccano da vicino; le ultime alluvioni che hanno devastato vaste aree della nostra penisola da nord e sud e le eccezionali ondate di caldo e di freddo che hanno colpito molti Paesi in tutta Europa hanno dimostrato che gli effetti del clima impazzito ormai sono tangibili e ricadono pesantemente sulla popolazione. Gli effetti devastanti di inondazioni, siccità e fenomeni atmosferici estremi sono ormai sotto gli occhi di tutti e anche nei Paesi industrializzati dopo ogni violento temporale si contano sempre più vittime. Per fermare, o perlomeno limitare, l'aumento della temperatura media del pianeta sui due gradi centigradi occorre che dalla COP 21 esca un accordo vincolante che sia rispettato da tutti perché questa potrebbe essere davvero l'ultima opportunità che abbiamo per salvare il nostro bel pianeta azzurro.


Di fronte a problemi così grandi che necessitano urgentemente di soluzioni concordate a livello di capi di Stato e di governo, è evidente che non possiamo più permetterci il lusso di divisioni e screzi all'interno della comunità internazionale; è ora di imparare a cooperare seriamente per il bene del nostro pianeta e quindi anche nostro perché solo così potremo salvare molte vite.


(1° dicembre 2015)



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