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India - Complice il silenzio: quando la vita incontra la poesia

“Poesia è guardarsi da vicino
entro ciò che muove distante
ma anche questo bambino che ride
nel tramonto indiano”

Kolkata 30/04/2013 


India – Complice il silenzio è la testimonianza di un’esperienza, come la chiamava Moravia, “l’esperienza dell’India”. È così che l’autore Luca Buonaguidi introduce il racconto del viaggio che nel 2013 lo ha portato a visitare (da solo e via terra) alcuni tra i Paesi più suggestivi del mondo: Sri Lanka, India, Bhutan, Nepal, Tibet e Kashmir. 
Da quell’esperienza nasce questo libro, che non raccoglie solo poesie, ma anche fotografie e citazioni che divengono un vero e proprio “contenitore”. Un incontro tra vita e poesia, tra viaggio e riflessione, tra solitudine e condivisione; ma anche un ritratto geografico del subcontinente indiano, descritto in maniera semplice ma immediata tramite fotografie ed immagini poetiche. 


Recensire un libro di poesia è decisamente più difficile rispetto ad un romanzo, un po’ perché – lo ammetto – la poesia non è il mio genere preferito, forse perché è talmente introspettiva che a volte non può far a meno di turbarmi o forse perché prestandosi ad interpretazioni soggettive è più difficile darne un parere che possa mettere d’accordo la maggior parte del pubblico. In generale però, posso dirvi però che India – Complice il silenzio è un libro che non avrei preso sullo scaffale, ma che sono contenta di aver letto. Sono infatti grata a Luca per avermi concesso un piccolo assaggio di quei luoghi così belli e particolari e credo sia giusto che a raccontare quest’opera sia proprio lui.


Hai vissuto un'esperienza molto particolare, considerando soprattutto la tua giovane età, quindi innanzitutto non posso non chiederti come ti è venuta l'idea di fare un viaggio da solo lungo cinque mesi.
L’idea c’è sempre stata, la decisione è arrivata un anno prima della partenza. Ero felicemente arrivato alla fine di un ciclo di vita e volevo ripartire da capo. Volevo un’esperienza che facesse da solco e ho pensato che non ci fosse niente di meglio che un lungo viaggio per stare lontano per un po’ da tutto quello che era stata la mia vita fino a quel momento. Una piccola morte, per sentirmi al mio ritorno di nuovo nato. Pessoa diceva: “Per creare mi sono distrutto”.

Se non si lascia al viaggio il diritto di distruggerci un po' tanto vale restare a casa. Quanto “distrugge” l'India? E quanto invece ti senti formato dopo questo viaggio?
L’India “distrugge” nella misura in cui ci si arrende ad essa e io mi sento formato nella misura in cui mi sono arreso, apprendendo la mia insignificanza individuale entro il grande fiume della vita. L’India è davvero un incontro con l’Altro, a noi occidentali che vogliamo sempre apparire e costituire presenza di noi stessi l’India insegna a scomparire e costituire assenza da noi stessi. 






C'è stato un luogo che hai sentito più vicino tra quelli visitati e uno che invece ti ha "deluso"?
L’India è il luogo a cui sono più legato. Dopo un mese di Nepal ricordo la voglia assurda di tornare in India come fosse una grande madre, la gioia incredibile nel varcare nuovamente il confine commuovendomi poco dopo, nel più banale e terribile traffico indiano, del fatto di essere di nuovo una parte minuscola di quel caos primordiale, da cui mi sentivo protetto dopo l’estraneità iniziale. Ciò nonostante non posso dirmi deluso da alcun altro luogo visitato.

Per raccontare il tuo viaggio sarebbe stato più semplice un romanzo o un diario autobiografico. Perché invece una raccolta di poesie? 
Non ero partito con questa intenzione ma “la poesia non si scrive, ci scrive” e al mio ritorno mi sono ritrovato un libricino strano e inclassificabile per le mani. Un diario di viaggio in versi, che mi ispirava simpatia, come se l’avesse scritta un altro. E forse è davvero così… La poesia è l’unico modo con cui dire e sentire ciò che ancora non siamo né sappiamo, è un linguaggio oltre al conosciuto e al conoscibile, come lo è l’esperienza dell’India. Oggi non è difficile andare in India come in passato quindi un romanzo sulla mia esperienza mi sembrava qualcosa di ridondante. Un diario di viaggio invece l’ho scritto, ma non è niente di speciale.




A chi consiglieresti quest'esperienza?
A tutti, a patto di tenersi lontani dai circuiti più turistici, altrimenti diventa e diventerà sempre di più un Paese “esotico” come un altro.

Scheda del libro
Titolo: India – Complice il silenzio
Autore: Luca Buonaguidi
Editore: Italic (collana Rive)
Anno: 2015
Pagine: 64


(15 dicembre 2015)

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