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Intervista ad Alessandra Pepino, autrice de “Il ladro di ricordi”

È con grande piacere che intervisto la giovane scrittrice napoletana Alessandra Pepino; al Teatro Bellini, nello spazio “Marotta & Cafiero”, ho assistito alla presentazione del suo ultimo romanzo Il ladro di ricordi.


Benvenuta Alessandra, raccontiamo ai lettori come è nata la tua passione per la scrittura?
Si può dire che sia nata con me. Scrivo da sempre, da quando ho facoltà di tenere la penna tra le dita. Non ho mai immaginato per me un lavoro che non avesse a che fare con la parola scritta. Ai tempi del liceo, sognavo di diventare una giornalista sportiva ma poi, frequentando l’università, mi sono resa conto che quello che realmente desideravo era raccontare le storie che mi affollavano la testa. Così mi sono fatta le ossa partecipando a un buon numero di concorsi letterari in cui erano richiesti racconti brevi e, solo quando mi sono sentita pronta, ho affrontato la montagna più alta da scalare: la stesura di un romanzo.

Come riesci a conciliare la tua professione di scrittrice con la tua attività commerciale?
All’inizio è stata dura, non riuscivo a trovare il giusto equilibrio tra le due cose. Pensa che i primi tempi mi portavo il computer al negozio, scrivevo negli anfratti di tempo tra una vendita e l’altra. Poi, piano piano ho preso le misure e ho capito come sfruttare quella che, in fin dei conti, è una risorsa: lavorare in famiglia permette una flessibilità che altrimenti non potrei mai avere. E poi, avere a che fare ogni giorno con le persone più diverse costituisce una fonte d’ispirazione continua.



Dopo Cattivi presagi, il tuo esordio letterario, è da poco uscito Il ladro di ricordi, edito da Atmosphere Libri; di che cosa parla questo avvincente noir?
Il ladro di ricordi è una storia nera ambientata a Napoli. Si tratta di un ideale seguito di Cattivi presagi (anche se i due romanzi sono assolutamente autonomi): temporalmente ci troviamo sei mesi più tardi rispetto ai fatti raccontati nel primo romanzo, infatti mancano pochi giorni al Natale quando Elisa Coppola, una quindicenne problematica appartenente a una facoltosa famiglia napoletana, sparisce nel nulla. Apparentemente, non sembrano esserci connessioni con la scomparsa di Lea Andreoli, una coetanea rapita e uccisa soltanto tre mesi prima. Tuttavia, è con l'ombra lunga di un rapitore seriale che si troverà a fare i conti la polizia, chiamata a mettersi sulle tracce della ragazzina. Fin da subito, il rapitore gioca a disseminare indizi affinché l'ispettore Jacopo Guerra si accorga della sua presenza: una ciocca di capelli fatta recapitare in commissariato, una filastrocca dai molteplici significati, un messaggio cifrato che forse si nasconde dietro una delle scalinate storiche di Napoli, la Pedamentina di San Martino. Il compito del lettore è quello di scoprire non soltanto dove sia finita Elisa e chi si nasconda dietro la sua scomparsa, ma anche perché il rapitore chieda di interfacciarsi esclusivamente con Jacopo Guerra. Questa è la storia principale che innerva il racconto; attorno, un sottobosco di microstorie, a cominciare da quella di una seconda indagine seguita in commissariato, che si intrecciano in una trama densa e intricata.


Mi è piaciuto molto Il ladro di ricordi, e lo sai che lo dico sinceramente, perché è un noir, un thriller serrato e corposo, pieno di spunti e idee e inoltre l’ispettore Jacopo Guerra è un personaggio incisivo al punto da poter essere il protagonista di una fiction omonima, quale è stata la tua ispirazione per delineare il personaggio Jacopo Guerra?
Jacopo Guerra è un personaggio enigmatico: burbero ma al contempo incline alla battuta, apparentemente algido ma in realtà incapace di non lasciarsi coinvolgere emotivamente dagli eventi che lo circondano. Come ogni personaggio letterario che si rispetti, non mancano le piccole manie: non ama guidare, è ghiotto di caramelle alla frutta ed è in costante battaglia con se stesso per togliersi il vizio del fumo. Ne Il ladro di ricordi lo ritroviamo in preda ai demoni del fallimento sia sul piano personale, dopo il naufragio del suo matrimonio, che su quello professionale: le ultime indagini rimaste irrisolte lo hanno gettato in una crisi profonda, oscura.
Non amo le storie costruite sugli eroi solitari, Guerra è l’antieroe per eccellenza, pieno di insicurezze, capace di mettersi costantemente in discussione. Soltanto un personaggio con le sue caratteristiche mi avrebbe permesso di costruire una storia così complessa.


Il romanzo mostra una Napoli oscura e misteriosa ma piena di fascino irresistibile, tu come vedi e senti realmente la tua città?
Napoli è una città unica, nel bene e nel male, e chi la abita come me, sa a che cosa mi riferisco. Definirla bifronte sarebbe riduttivo. Sono molteplici le facce nascoste tra i vicoli, le tante scalinate, la periferia più buia. A raccontare Napoli si rischia di cadere ad ogni passo nel baratro dei luoghi comuni: il mio tentativo, sia nel primo che nel secondo romanzo, è stato quello di strapparla alle grinfie del cliché più bieco e raccontarne un’altra faccia, quella oscura e misteriosa, per certi versi meno inflazionata e forse, proprio per questo, più ricca di fascino.



Questo romanzo ha una atmosfera dark molto affascinante. Dopo questo thriller crudo, il tuo prossimo lavoro di che genere sarà?
Sono tante le idee che mi girano per la testa. In questo momento mi sto dedicando alla promozione de Il ladro di ricordi, ma conto di rimettermi al lavoro quanto prima. Da un lato, sento di essermi affezionata ai protagonisti di questa serie, Jacopo Guerra e Costanza su tutti, e mi piacerebbe scoprire, insieme al lettore, quanto ancora hanno da raccontare. Dall’altro, mi piacerebbe anche misurarmi con qualcosa di completamente diverso, mettere alla prova la mia penna.
Per fortuna, una cosa non esclude l’altra.

Ringrazio Alessandra Pepino per la sua disponibilità e ricordo a tutti i lettori di acquistare e leggere Il ladro di ricordi.


(20 dicembre 2015)



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