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La Conferenza sul clima continua tra tensioni internazionali e voglia di un accordo

I delegati dei più di 150 Paesi presenti alla COP 21 continuano a discutere e a negoziare per trovare un accordo vincolante che metta d'accordo tutti su una precisa strategia per limitare i cambiamenti climatici.


La delegazione francese sta spingendo a lavorare di più e a mettercela tutta per trovare un accordo il più possibile condiviso, ma stanno già sorgendo i primi dubbi e le prime perplessità e il rischio di un fallimento politico ma soprattutto ecologico è sempre dietro l'angolo, anche se i giorni di discussione sono ancora tanti. Il ministro francese Laurent Fabius, durante un'intervista, ha dichiarato che: “Non dobbiamo perdere tempo perché abbiamo ancora parecchio lavoro da fare. Dobbiamo trovare soluzioni di compromesso al più presto possibile. I capi di Stato e di governo ci hanno conferito un mandato chiaro e senza ambiguità e quindi dobbiamo fare tutto il possibile per farcela”.
Sulla conferenza pesano ogni giorno di più le tensioni internazionali e il pericolo terrorismo islamico; le relazioni tra Russia e Turchia rimangono molto tese dopo l'abbattimento dell'aereo russo e si spera che almeno l'urgenza di evitare la catastrofe climatica possa riavvicinare, anche solo sulle questioni ecologiche, i governi di Mosca e di Ankara. L'allarme terrorismo e le continue minacce degli uomini del sedicente Califfato hanno un loro peso anche sul vertice e non si può negare che, insieme ai temi di carattere scientifico strettamente legati al tema della conferenza, si siano anche accesi dibattiti sulla questione sicurezza e antiterrorismo.


Nella notte la Gran Bretagna ha cominciato, dopo il via libera del parlamento di Westminster, a bombardare alcune posizioni dell'ISIS in Siria e non si può escludere che si parli anche di strategie e impegni contro lo Stato islamico e che anche questo non abbia un suo peso nell'andamento della COP 21.
Il negoziatore statunitense Nigel Purvis, veterano delle conferenze sul clima, pensa che, pur tra mille difficoltà, i margini per un accordo ci sono perché: “L'ingranaggio sembrerà irrimediabilmente inceppato prima che tutto si sistemi. Ci sarà una crisi ad un certo punto nei prossimi dieci giorni, ma proprio quando ogni cosa sembrerà perduta, allora emergerà un accordo forte, con importanti finanziamenti, e quello sarà un vero e proprio passo in avanti”.


In una COP 21 più che mai blindata, in una Parigi dove l'allerta attentati è al suo massimo storico, tra tensione internazionale e rischio climatico, gli unici a ricordare che il vero intento della Conferenza è salvare il pianeta dal surriscaldamento sono gli ambientalisti che chiedono di fare bene e presto per il bene di tutti.


(4 dicembre 2015)



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