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La patologia dei “troppo buoni”

Ci sono persone buone – quelle che aiutano gli altri quando sono in difficoltà, hanno sempre una parola di consolazione se vedono qualcuno triste e che sono disposte a cedere l’ultimo pezzo di pandoro con crema al limone – e ci sono persone estremamente, smodatamente, ossessivamente buone. Ma l’estrema bontà – intesa, sia chiaro, come negazione del proprio io a favore di quello degli altri – può essere una patologia psichica?


Pare di sì, ma si parla dei rari casi nei quali una persona: non esprime la sua opinione per paura di produrre disaccordo negli altri; non prende decisioni senza ricevere consigli; sente il bisogno viscerale che qualcun altro si prenda la responsabilità dei settori della propria vita; non fa le cose in modo autonomo perché non ha fiducia in sé; fa qualsiasi cosa – anche spiacevole – pur di assecondare gli altri; sta male da sola e se tronca una relazione importante la deve subito sostituire con un’altra stretta; ha paura – una paura eccessiva – di essere lasciata a se stessa. Si tratta del disturbo dipendente della personalità, come indica il Dsm (manuale diagnostico tra i più usati da psichiatri e psicologi). Se non si è affetti da questa patologia ma si fa fatica a esprimere la propria opinione o a dire “no” si può parlare di stile dipendente di personalità.


(27 dicembre 2015) 

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