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La Spagna senza governo



C’erano una volta le elezioni politiche del 2013 in Italia, quando venne inaugurato in Europa il tripolarismo parlamentare. L’ascesa vertiginosa – e inaspettata – del Movimento 5 Stelle, determinato a non allearsi né con la destra né con la sinistra, sconvolse la geografia elettorale italiana. E creò più di qualche mal di pancia in sede europea, poi placato dalla nascita del governo di larghe intese.


Da oggi anche la Spagna si ritrova in parlamento tre poli (Partito Popolare, Partito Socialista e Podemos) con l’aggiunta di un mezzo polo (Ciudadanos). Il Partito Popolare (PP), capeggiato dal premier uscente Mariano Rajoy, vince ma non conquista la maggioranza assoluta dei seggi. Il centrodestra ha quasi dimezzato i propri voti rispetto alle precedenti elezioni (dal 44,62% del 2011 al 28,7% del 2015). Anche il Partito Socialista Operaio (PSOE) cala, nonostante il restyling di immagine dato dal suo leader Sànchez, detto “El Guapo” (il bello). Il PSOE, passando dal 28,73% del 2011 al 22,04%, va sotto il minimo storico toccato nelle precedenti elezioni, conservando però il secondo posto.


Due forze antisistema sono però le new entry nel parlamento spagnolo: Podemos (20,64%) e Ciudadanos (13,92%). Podemos, molto votato da giovani e disoccupati, è rispettivamente primo in Catalogna e nei paesi Baschi, e secondo a Madrid e Valencia. Pablo Iglesias si mostra soddisfatto del risultato, dichiarando la morte del bipolarismo e l’inizio di una nuova transizione politica in Spagna. Gli fa eco Albert Rivera, candidato del partito liberal-progressista Ciudadanos, rivendicando l’importanza dei suoi voti per la formazione di un governo. Per raggiungere la maggioranza assoluta nel parlamento spagnolo sono necessari 176 seggi su 350. I partiti più “vicini” ideologicamente, se si alleassero, non raggiungerebbero questo numero: né un accordo tra PP (123 seggi) e Ciudadamos (40), né tra PSOE (90) e Podemos (69). L’unica coalizione numericamente possibile sarebbe quella tra PP e PSOE, ovvero il cosiddetto governo di larghe intese, ben noto sia all’Italia che alla Germania ma mai sperimentato in Spagna. È innegabile che alla stessa Germania questa ipotesi piaccia molto. Ma non entusiasma soprattutto il centrosinistra, preoccupato dallo sfaldamento del proprio elettorato verso Podemos. Ci si affida quindi alla mediazione del principe Felipe VI per ricomporre il quadro politico.


Gloria Gattoni
(21 dicembre 2015)

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