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L'accordo finale della COP 21: ecco i punti principali

Con un giorno di ritardo si è chiusa sabato a Parigi la COP 21; l'accordo trovato è stato approvato dai delegati per acclamazione e alla fine tutti si sono abbracciati e stretti la mano in segno di profonda amicizia e con la consapevolezza di avere fatto finalmente un vero passo in avanti per salvare il pianeta dal clima impazzito.


Se nella sala ufficiale della conferenza i delegati esultavano e il francese Laurent Fabius si è addirittura commosso, fuori i rappresentanti delle popolazioni indigene e delle organizzazioni ambientaliste hanno rimproverato ai grandi della Terra di non avere preso nella giusta considerazione i diritti umani di chi abita nei luoghi più minacciati dai cambiamenti climatici e di essersi posti obiettivi troppo a lungo termine.
Nella versione finale dell'accordo si prevede che l'aumento della temperatura media del pianeta rimanga assolutamente entro 1,5 gradi centigradi e che non si arrivi mai a sfiorare i due gradi; inoltre, tutti i Paesi firmatari vengono invitati a raggiungere il più velocemente possibile il picco di emissioni nocive per imboccare al più presto la strada di una drastica riduzione.


Ogni Paese dovrà preparare precisi piani di riduzione delle emissioni di gas tossici, che prevedano anche periodiche revisioni e controlli sui progressi fatti; le ambizioni di riduzione devono essere il più elevate possibile. Revisioni e controlli fanno sì che i Paesi più virtuosi possano essere degli esempi da seguire per quelli meno attenti alle problematiche ambientali e che si possa verificare l'effettivo adempimento degli obblighi presi a Parigi.
L'articolo 8 dell'accordo prevede un meccanismo di compensazione dei danni dovuti a quei cambiamenti climatici che sono ormai irreversibili e ai quali non è possibile adattarsi, il meccanismo cerca di venire il più possibile incontro alle esigenze dei Paesi più vulnerabili, che hanno già subito danni molto gravi dalle alterazioni del clima.
Nell'accordo è di importanza fondamentale anche l'articolo 9 che obbliga gli Stati più ricchi a finanziare quelli più poveri; è stata prevista una roadmap che porti i Paesi più industrializzati a fornire 100 miliardi di dollari di aiuti da oggi al 2020 a quelli che ne hanno più bisogno.


Di grande importanza è anche la trasparenza perché l'accordo vuole creare un clima di reale cooperazione e fiducia reciproca in cui l'implementazione delle misure previste sia reciproca; per questo stato stabilito un sistema di trasparenza con elementi di flessibilità che tengano conto delle reali capacità di ogni Paese.
Adesso che l'accordo è stato finalmente trovato non si può che sperare che sia rispettato da tutti, senza eccezioni, e che si instauri davvero un clima pacifico di cooperazione e collaborazione: solo così il nostro pianeta sarà salvo.


(15 dicembre 2015)



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